E’ ora la volta di “Identità New York”!

Paolo Marchi illustra, con il suo solito agile stile giornalistico, l'evento newyorkesedel 31 ottobre e del 1° novembre.
Due giornate, 18 relatori, 12 lezioni e una cena martedì sui tetti di Manhattan.

"La parola da evitare, prima, durante e dopo la seconda edizione di Identità New York, sempre all’interno di Eataly sulla Quinta Strada, è integrazione. Quella che più mi piace è contaminazione, con il padrone di casa, Oscar Farinetti, che ama usare interazione.
Integrazione non mi entusiasma perché anche quando ci si trova davanti a una inserimento riuscito, felice, c’è sempre qualcuno che per integrarsi, per farsi accogliere e accettare, ha dovuto rinunciare a qualcosa di sé a livello di usi, lingua, costumi, abitudini, religione. Ed è sempre il più debole a chiedere e il più forte a concedere, mai senza esigere sacrifici. La storia degli Stati Uniti, in tal senso, è una caso perfetto di integrazione con rinunce marcate, ma anche, in decenni vicini a noi, di recupero e di difesa delle varie individualità perché non spariscano i tratti salienti delle varie minoranze. L’interazione invece è uno scambio di specificità, un confronto che permette di conoscere gli altri e se le persone sono intelligenti, di arricchirsi grazie alle varie identità con cui si viene a contatto. Senza che in queste contaminazioni uno si senta superiore.

E dopo l’esordio dell’ottobre scorso, quando per Eataly sfilarono dieci cuochi italiani, al bis ecco Identità New York accentuare la sua anima sopranazionale. Non è infatti affatto vero che la cultura e le sapienze nostre, ma anche i nostri prodotti e i nostri sapori, siano esclusivo patrimonio di noi italiani. Un popolo che è andato per il mondo come il nostro, da sempre una spugna capace di assorbire il meglio dei popoli che l’hanno raggiunto nei secoli, spesso fermandosi per sempre, non può non essere a sua volta esportatore di qualità e di cultura gastronomica.
Una delle vetrine di Eataly allestita con le locandine della seconda edizione di Identità New York a Manhattan.
E’ tempo di indicare fuori dall’Italia quali sono oggi i capisaldi della nostra cucina d’autore, rimarcare le figure preminenti e mettere tutto il buono e il nuovo accanto e in confronto con chi declina la cucina italiana senza essere italiano di nascita, quelle concretezze che noi per primi dobbiamo conoscere e ammirare perché se uno straniero decide di abbracciare la nostra arte culinaria va ammirato e spronato.

l’Italia della gola sia un faro che illumina il pianeta e che al mondo ha regalato autentici capolavori assoluti: il caffè espresso, la pastasciutta e la pizza, il risotto, pani, formaggi e salumi unici, ma anche la gioia della tavola, il passarvi ore con gli amori e gli amici gustando e parlando fino a comporre affreschi di vita viva e vera.
Però, è anche vero che non sempre abbiamo difeso con successo il nostro patrimonio e nemmeno abbiamo imposto una cucina che fosse tecnicamente e culturalmente alta, ripiegando su altri aspetti, importanti ma a volte fonte di equivoci. La buona cucina povera, i piatti della tradizione non sorretti da materie prime di qualità, la rincorsa a offrire porzioni a prezzi sempre più bassi, sono tutti aspetti che hanno fatto sì che la cucina italiana fosse popolarissima ma anche facilmente copiabile da tutti. E’ anche per questo che Identità Golose è uscita dall’Italia, in fondo esattamente come ha fatto Oscar Farinetti con Eataly.

Tutto nel segno del 6: sei chef italiani e sei chef statunitensi, sei lezioni sul cibo e sei lezioni sul vino tra domani e dopodomani, con sintesi assoluta del tutto nella cena di martedì sera al 15° piano del palazzo che tra la 23rd e la 24th Street West, davanti a Madison Square Park, ospita Eataly. L’ultimo piano ovvero la Birreria, lo spazio che accoglierà sia le conferenze dei cuochi sia il cenone, con le classi del vino al piano terra, nella Scuola di Lidia Bastianich.
Ha nevicato ieri a New York e il traffico di Manhattan è andato in tilt, qui siamo a Madison Square Park
Il programma di domani, giorno di Halloween e come tale speciale perché da questa parte dell’Atlantico è una ricorrenza sentita per davvero. Alle 11 il via nel segno di Massimo Bottura e Mario Batali; quindi alle 14 Moreno Cedroni e Jonathan Benno, alle cinque Emanuele Scarello e Missy Robbins e alle 20 Davide Scabin e Mark Ladner. Il vino non si sovrapporrà mai: ore 12.30 Bastianich e Fontanafredda Mirafiore, 15.30 Antinori e 18.30 Ferrari. Martedì toccherà a Gennaro Esposito e Michael White alle 11 e a Carlo Cracco e Wylie Dufrense alle 14 con Frescobaldi alle 12.30, Allegrini alle 15.30 e Lungarotti alle 18.30.
Le classi legate agli chef vedranno come presentatori Ben Leventhal, Pavia Rosati e Kate Krader, quelle del vino Alessandra Rotondi e Cinzia Benzi. E tutto questo è reso possibile soprattutto grazie al sostegno degli sponsor, in evidenza da ieri nel cosiddetto corner delle eccellenze al centro di Eataly, a iniziare dai cinque main, Grana Padano, Acqua Panna S.Pellegrino, Lavazza, Monograno Felicetti e Fontanafredda Mirafiore, per arrivare alle farine Petra Molino Quaglia, alle divise Giblor's, all’olio Barbera… Il tutto con il patrocinio del Comune di Milano, già presente a metà ottobre a Indentità London".

Paolo Marchi

Nato a Milano nel marzo 1955, al Giornale per 31 anni dividendosi tra sport e gastronomia, è ideatore e curatore dal 2004 di Identità Golose