Disattese le regole di pesca in Ue

L’Italia e altri Paesi europei colpevoli di minacciare la pesca nei nostri mari: è la conclusione che ha tratto la Commissione europea, che ha presentato a Bruxelles un rapporto basato su ispezioni condotte tra il 2003 e il 2005 per verificare se gli Stati membri rispettassero la messa al bando di alcuni tipi di reti da pesca e i massimali di pescato.

Ne è risultato che in molti Paesi, e tra questi l'Italia, si continuano ad utilizzare reti dette "da posta derivante", che sono state messe al bando dall’Unione europea già sei anni fa. Queste reti hanno maglie molto strette che fan sì che anche pesci di piccole dimensioni rimangano impigliati e non possano pertanto riprodursi mantenendo un buon equilibrio della fauna marina europea.
Altra questione spinosa riguarda la quantità di pesce che viene pescato, molto spesso superiore a quella dichiarata.
Le regole ci sono, dunque, e anche le ispezioni a livello comunitario. Quel che manca sono invece i controlli delle autorità costiere dei singoli Paesi, in particolare sulle strumentazioni utilizzate dai pescatori e sui giorni di divieto di pesca.
Maggiore collaborazione è quindi richiesta da Bruxelles, che intanto ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia: se entro due mesi non dovesse giungere alla Commissione nessuna risposta al parere motivato, questa potrebbe decidere di portare il caso alla Corte di Giustizia. In Italia, infatti, non esistono norme che impongano sanzioni all’uso delle reti bandite dall’Ue, ed è lo stesso Commissario alla pesca Joe Borg, pur sottolineando i progressi rilevati nello scorso anno, a ricordare l’assoluta necessità dei controlli per il rispetto delle norme comunitarie.