Dall'Irlanda preoccupazione circa i vini del ''nuovo mondo''

Haydin Shaughnessy, giornalista del Irish Times, ha segnalato, nel supplemento sulla salute del mese di ottobre 2005, come i vini provenienti dal "nuovo mondo" siano a volte perniciosi. Chiamando in causa i casi più clamorosi di adulterazione di vino che, periodicamente, colpiscono anche famosi Paesi produttori come la Francia, il giornalista trae lo spunto per parlare dei più recenti sviluppi della frode enologica che si registra nei nuovi vini, quelli provenienti da oltreoceano. In Sud Africa la celebre cantina KWV ha pubblicamente confessato che il suo Sauvignon bianco è stato prodotto utilizzando additivi artificiali. Il caso ha fatto scalpore, ma le voci preoccupate già circolavano da alcuni anni: come era possible che il Sauvignon bianco, tipico dei climi freddi, venisse miracolosamente prodotto nelle vicinanze di Città del Capo, zona nota per lo Chardonnay e lo Shiraz, se lo stavano domandando in molti. Lo scandalo si è limitato alla cantina rea confessa, senza investire l' intera produzione nazionale e, in difesa del vino Sudafricano, sono state sollevate giustificazioni del tipo "lo fanno tutti, in tutto il mondo"… In realtà, sembrano in costante aumento i casi di intolleranza e malattie collegate al consumo abituale di vino. Paddy O' Flynn di "The Wine Bulf", una catena distributiva con negozi a Cork, Limerick, Ennis e Galway ha sviluppato una particolare conoscenza di tali problematiche: "Basta restare un giorno in una vineria per osservare tanta gente che entra, dichiara di amare il vino, ma confessa di non poterne più bere". Da questa osservazione O' Flynn ha dedotto la necessità di fare molto più attenzione alla provenienza dei vini che la sua catena offre e alla qualità delle cantine da cui si rifornisce. Dopo aver esposto alcuni esempi di malesseri accusati da consumatori di vini provenienti dal nuovo mondo, Shaughnessy concentra la propria attenzione sul vino rosso, quello che, teoricamente, subisce meno trattamenti ed addizioni rispetto al bianco. In particolare, sembra che i malesseri più frequenti vengano accusati proprio dopo il consumo dei rossi del nuovo mondo e le spiegazioni al fenomeno, secondo O' Flynn sono le seguenti: "Molti dei vini del nuovo mondo vengono importati in Europa dentro enormi contenitori metallici che espongono i vini ad alterazioni dovute a temperature più alte del dovuto. In particolare, il calore eccessivo finisce per 'uccidere' il vino". Anche il noto esperto di vini britannico Oz Clarke ha cominciato a criticare le grandi cantine, da lui promosse molto negli anni scorsi. Clarke critica soprattutto il sempre più frequente ricorso allo zucchero quale additivo per vini. Un altro additivo, regolarmente utilizzato per i vini cileni, è l' acido ascorbico, come pubblicamente riconosciuto dal produttore Felipe Muller a un recente wine tasting tenutosi a Cork. O' Flynn segnala che sono gli stessi gusti del pubblico ad aver indotto le cantine a introdurre una serie di componenti artificiali che hanno finito per peggiorare la qualità dei vini: "Quei sapori intensi e il maggiore tasso alcolico, tipico dei vini del nuovo mondo, vengono ottenuti racogliendo l' uva più tardi. In tal modo i vini contengono meno tannino, che è un conservante naturale, cosa che consente il consumo in tempi più rapidi. Il problema è che, per renderli maggiormente gradevoli al palato, i vini vengono addizionati regolarmente di acido ascorbico e acido citrico, sostanze che possono determinare intolleranze. In Irlanda, per inciso, il mercato è dominato dai vini del nuovo mondo, con l' Australia al primo posto seguita da Cile, Francia, USA e Sud Africa. L' Italia si trova al sesto posto tra i fornitori (tali dati sono disponibili su: www.wineboard.com ). (ICE DUBLINO)