Da oggi all’asta terreni per 827 potenziali aziende agricole

Al via la quinta edizione della Banca nazionale delle Terre Agricole.

Si tratta di oltre 19.800 ettari di terra, per un totale di 827 potenziali aziende agricole, del valore complessivo, a base d’asta, di quasi 312 milioni di euro, da destinare ai nuovi interventi in favore dei giovani imprenditori agricoli. Ad annunciarlo l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea).

Dei terreni in vendita, distribuiti sull’intero territorio nazionale, 403 sono al primo tentativo, 269 al secondo, 60 al terzo e 95 al quarto.Le manifestazioni di interesse per l’acquisto di uno o più terreni possono essere presentate telematicamente a partire dalle ore 12:00 di oggi sino alle ore 24:00 del 5 giugno 2022.

Sul sito http://www.ismea.it/banca-delle-terre è possibile consultare le modalità di partecipazione, le caratteristiche dei terreni e inviare le manifestazioni di interesse.

“Oggi con l’apertura della quinta edizione della Banca nazionale delle Terre agricole di Ismea reimmettiamo nel circuito produttivo oltre 19.800 ettari per un valore complessivo a base d’asta di quasi 312 milioni di euro e lo destiniamo integralmente ai giovani imprenditori agricoli”. Così sul suo profilo Facebook il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, commenta l’apertura del bando Ismea per la vendita all’asta di terreni distribuiti sull’intero territorio nazionale. “827 potenziali aziende agricole – aggiunge – possono così ripartire e, attraverso le innovazioni, le nuove tecnologie, la ricerca, e sfruttando al meglio le opportunità offerte dal PNRR, diventare un valore aggiunto per l’agricoltura nazionale”. “Sosteniamo e riqualifichiamo la nostra agricoltura, favoriamo lo sviluppo di nuove realtà agricole nei territori puntando su innovazione e ricambio generazionale attraverso misure specifiche e mutui agevolati, creando così le condizioni affinché l’intero settore partecipi al costante processo d’innovazione capace di preservare l’ambiente, aumentare la capacità produttiva dei terreni e al contempo ridurre l’utilizzo delle risorse”, conclude.