Curry, alimento funzionale per merito del curcumino

In India, dove è la spezia predominante, utilizzata quotidianamente, sia l’Alzhiemer che il Parkinson hanno un’incidenza bassissima: 7 volte meno rispetto a noi.
Lo studio dell’Istituto di Scienze Neurologiche del Cnr di Catania, in collaborazione con il Rockefeller Neuroscience Institute Numerosi studi epidemiologici hanno negli ultimi anni evidenziato una correlazione diretta tra tipologie delle dieta e l’incidenza e la severità delle malattie croniche, dando fondamento all’idea – antica & moderna – che i composti chimici presenti nel cibo, modulando l’attività di geni e proteine, possono influenzare in un individuo l’equilibrio tra stato di salute e stato di malattia, e così condizionarne lo stato di benessere, l’instaurarsi di patologie degenerative, la qualità del suo invecchiamento.
Anche la ricerca di base e la biologia molecolare hanno sempre più rinforzato, arricchendola di contenuti scientifici, l’intuizione ippocratica “fa che il cibo sia la tua terapia”.
L’utilizzo della dieta e dei cibi funzionali come strumento di prevenzione e di terapia anti-invecchiamento, è particolarmente attraente perché, rappresentando l’alimentazione una necessità quotidiana, potrebbe costituire una sorta di terapia “continuativa” che ci accompagna per tutta la vita, senza peraltro presentare i rischi di tossicità intrinseci, anche giusto concettualmente, nel ‘farmaco’.
Tra le malattie degenerative collegate ad un invecchiamento patologico, certamente la demenza di Alzheimer rappresenta una delle patologie più diffuse ed invalidanti: il cervello infatti, tra tutti, è sicuramente l'organo più coinvolto nella regolazione e nel mantenimento del nostro benessere e della nostra giovinezza.
L'alzheimer – ricordiamolo – è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce la memoria e le facoltà cognitive, caratterizzata dalla presenza di placche amiloidi, degenerazione neurofibrillare e atrofia cerebrale.
La lesione primaria dell’Alzheimer è rappresentata dalla placca amiloide diffusa, presente in tutte le regioni cerebrali, e formantesi per deposizione anomala, in età preclinica [già prima di sintomi apparenti], di un materiale patologico detto beta-amiloide. Attualmente la terapia consigliata per l'Alzheimer è prevalentemente di tipo sintomatico, e prevede l’utilizzo di farmaci (inibitori
dell’acetilcolinesterasi) in grado di aumentare il livello del neurotrasmettitore acetilcolina per migliorare le funzioni cognitive e mnemoniche.
In nome del curry asse Washington-Catania/Cnr-Rockefeller e’ ora in fase di pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale Antioxidant Redox Signalling (volume 3-4 2006), lo studio originale condotto dal gruppo di ricerca del dottor. Giovanni Scapagnini, dell’Istituto di Scienze Neurologiche del Cnr di Catania, in collaborazione con il Rockefeller Neuroscience Institute di Washington (Dc), che ha individuato un potente rimedio contro la morte neuronale e l’invecchiamento cerebrale proprio nel curcumino, il pigmento giallo del curry indiano.
“Il curcumino – ha spiegato Giovanni Scapagnini – è un polifenolo estratto dal tumerik (la pianta Curcuma longa), ed usato da millenni come spezia per la preparazione del curry e rimedio tradizionale in India.
A livello scientifico, sono note da anni le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, e recentemente il curcumino ha ricevuto una notevole attenzione da parte dei ricercatori per le sue spiccate attività antineoplastiche.
Considerando la sua discreta biodisponibilità [assorbibilità biologica] e la scarsa tossicità, si è voluto provare la sua efficacia nella prevenzione delle malattie neurodegenerative, in particolare dell’Alzheimer. Infatti sia il danno ossidativo che i processi infiammatori sono particolarmente elevati nei cervelli dei pazienti affetti da Alzheimer, suggerendo un possibile utilità di una terapia a lungo termine con un composto dotato appunto di potente azione antiossidante.
Lo studio di Scapagnini jr. ha evidenziato le capacità neuro-protettive del curcumino in vari modelli sperimentali di morte neuronale, inclusa l’apoptosi (morte cellulare programmata) indotta da beta-amiloide (la sostanza patologica tipica dell’Alzheimer).
Lo studio ha inoltre identificato i meccanismi biologici alla base di questa proprietà terapeutica del curcumino.
Questa sostanza infatti è in grado di attivare una famiglia di geni, detti vitageni (tra cui l’enzima eme-ossigenasi 1, e gli enzimi detossificanti di tipo Ii), collegati alla risposta cellulare allo stress, e in grado di potenziare la vitalità cellulare e di proteggere il neurone dai danni indotti dallo stress ossidativo.