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Come cucinare le patate fa la differenza in tema di salute

Il metodo di cottura fa la differenza: la scoperta di Harvard

Non sono i tuberi in sé a creare scompensi, ma il modo in cui si cucina. Ecco i risultati di uno studio americano su oltre 205mila persone

Mangiare le patate col diabete di tipo 2?

Un eccessivo consumo di patate è stato spesso messo in correlazione con l’insorgenza di diabete di tipo 2. Ma un recente lavoro scientifico condotto dalla prestigiosa Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston (Usa) pone ora il rapporto causa-effetto sotto una nuova luce: non sono le patate in sé a favorire la comparsa della malattia, ma il modo in cui vengono preparate.

Analizzata la dieta di oltre 205mila persone

Pubblicata sul British Medical Journal, la ricerca ha analizzato la dieta di oltre 205.000 adulti sulla base delle informazioni raccolte per oltre 30 anni negli Stati Uniti dal Nurses’ Health Study, dal Nurses’ Health Study II e dall’Health Professionals Follow-up Study.

Nel corso del tempo i partecipanti ai tre studi hanno compilato regolarmente questionari alimentari dettagliati, indicando la frequenza di consumo di diversi alimenti tra cui patatine fritte, patate al forno, bollite o schiacciate, cereali integrali e raffinati. Inoltre, hanno reso costantemente conto delle loro condizioni di salute generale e degli stili vita, segnalando anche eventuali nuove diagnosi di diabete di tipo 2 (fatto che ha riguardato 22.299 soggetti).

Attenzione alle patatine fritte!

Incrociando tutti i dati forniti, il team di Harvard è riuscito a individuare il vero “colpevole”: è infatti risultata una significazione associazione tra un alto consumo di patatine fritte e un aumento del rischio di diabete di tipo 2, mentre altri tipi di preparazione possono essere considerate “sicure”. In particolare, è stato rilevato che tre porzioni di patatine fritte la settimana aumentano del 20% la probabilità di sviluppare la malattia. Patate al forno, bollite o schiacciate non risultano invece collegate a un significativo aumento del rischio.

Non è quindi la patata in sé a essere dannosa, ma il metodo di cottura, in particolare la frittura, che spesso comporta l’assunzione di elevate quantità di grassi saturi e calorie.

Per avere assoluta certezza delle loro conclusioni, i ricercatori hanno anche condotto due meta-analisi basate sui dati di oltre 500.000 soggetti e 43.000 diagnosi di diabete di tipo 2 provenienti da quattro continenti: i risultati di questi studi indipendenti hanno confermato pienamente quanto emerso nella loro ricerca.

Meglio comunque i cereali integrali

Fatta chiarezza sul ruolo della patata, è stato anche valutato l’eventuale impatto della sostituzione di questo alimento con altri più sani. E’ così emerso che sostituire le patate al forno, bollite o schiacciate con cereali integrali può ridurre del 4% la probabilità di andare incontro a diabete di tipo 2, mentre abolire le patatine fritte (sempre a favore del consumo di farro, pasta e pane integrali) può abbattere il rischio fino al 19%. E anche la sostituzione delle patate con cereali raffinati, sebbene meno efficace, ha mostrato di avere un impatto positivo in termini di protezione dalla malattia.

“Piccoli cambiamenti nella dieta possono avere grandi effetti sulla salute pubblica”, hanno dichiarato gli autori dello studio. “Limitare il consumo di patatine fritte e preferire carboidrati integrali e meno processati potrebbe essere un passo decisivo nella prevenzione del diabete di tipo 2”.