Cibi irradiati e salute

Alimenti e ingredienti trattati con le radiazioni ionizzanti per conservarli e igienizzarli.
Il fenomeno, poco noto ai consumatori, è in lenta crescita in Europa, ma avanzato in Usa e nel resto del mondo. Ma non deve allarmare, perche' 'dopo decenni di studi, si puo' concludere che, se ci sono i dovuti controlli, un alimento sottoposto a radiazioni ionizzanti non comporta rischi per la salute''.
Parola dell'Istituto Superiore di Sanita', che ha dedicato lo studio Istisan' alla salute pubblica e i controlli necessari per l'apertura dei mercati e alla presenza di questi prodotti sulle nostre tavola.
'L'irraggiamento ionizzante dei prodotti alimentari è un metodo di conservazione a condizioni di sicurezza, da tempo preferito ad altre tecnologie spiegano i ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanita'- Nei vegetali inibisce la germogliazione, nella frutta ritarda la maturazione, inattiva gli infestanti nei cereali. Ma, nonostante decenni di analisi e controversie, a particolari condizioni di controllo, un alimento esposto a radiazioni ionizzanti non comporta rischi per la salute umana''.
In Europa oggi vengono irradiati per lo più pollame, spezie, erbe e cosce di rana, seguite da gamberi, frutti essiccati e albume d'uovo.
In tutto, tra 2001 e 2002 sono state irradiate nella Ue 22.000 tonnellate di alimenti, segno di una tecnica ancora parzialmente diffusa.
Il record di controlli va alla Germania (il 90% del totale della Ue). L'Italia è fanalino di coda con Spagna, Francia e Danimarca.
Lo indicano dati della Commissione europea, condotti su più di 6.500 campioni.
La quasi totalità dei campioni testati (98,4%) risulta conforme all'etichettatura (cioè non irradiata) mentre solo una piccola parte (1,6%) è risultata irradiata ma non adeguatamente etichettata.
Si tratta per lo più di erbe e spezie (40%), prodotti della pesca, della carne e frutti a guscio, verdure. Attenzione agli integratori dietetici a base di erbe importante da Paesi extra Ue come aloe, ginkgo biloba, ginseng, guaranà, per cui l'Ue non ha autorizzato il trattamento con radiazioni ionizzanti. Nonostante i dati confortanti sull'assenza di rischi tossicologici, nutrizionali e microbiologici per i cibi trattati a 10 KGy, questa tecnica è tuttora oggetto di controversie.
E' aspro il dibattito a livello internazionale sulla proposta di abbattere il limite massimo di irradiazione a 10 KGy, finora consigliato per tutti gli alimenti. Nell'aprile del 2003, il Comitato Scientifico Ue dell'Alimentazione umana, in base a ricerche Oms-Fao-Aiea, ha ritenuto che non esista una sufficiente evidenza sperimentale tale da supportare la proposta. La vigilanza in Italia è affidata all'Iss.
Fonte: AdnKronos/salute