Chiesta l'IGP per la ''Pastiera napoletana''

Iniziata l'istruttoria ministeriale per il riconoscimento comunitario del marchio Igp (indicazione geografica protetta) per valorizzare, tutelare e promuovere il consumo della Pastiera Napoletana. Lo rende noto Rosario Lopa, consigliere campano del ministro Gianni Alemanno, a margine della firma e del protocollo dell’istruttoria di questa mattina da parte del Direttore Generale del Mipaf, Laura La Torre. Questo è un vero è proprio regalo, – afferma Lopa- fatto non solo ai pasticceri e agli operatori del settore, ma ad una città intera e alla sua regione. Con l’attribuzione del marchio comunitario I.G.P., la vera “pastiera napoletana” potrà essere prodotta solamente in Campania e a Napoli, rispettando naturalmente le caratteristiche di produzione del disciplinare.
La pastiera è un dolce che difficilmente manca sulle tavole dei napoletani a Pasqua.
Simbolo della primavera, ha due ingredienti che la rendono inconfondibile: l'acqua di fiori d'arancio e il grano cotto.
Si racconta che Maria Teresa D'Austria, consorte del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai", cedendo alle insistenze del marito buontempone, famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, compiaciuta alla bonaria canzonatura del Re che sottolineava la sua evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: "Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo".
La sofisticata simbologia dei suoi ingredienti fondamentali è strettamente legata alla storia della civiltà che l'ha prodotta. Da tempo immemorabile in tutta l'area del Mediterraneo si producono dolci a base di ricotta, uova e grano ed è proprio quest'ultimo a portare il carico più ingente di significati. La spiga è un segno che viaggia attraverso i secoli e le religioni, a cominciare dal culto frigio e cruento di Cibele e dai riti greci e misteriosi per Demetra, che poi confluiranno nei festeggiamenti romani e più addomesticati per Cerere. Sono tutti cerimoniali volti sia a palesare la gratitudine umana verso il divino per i frutti della terra e la volontà di propiziarsi raccolti e fertilità, sia a celebrare l'ininterrotto ciclo di vita e morte. Bisogna considerare la pastiera come la rappresentazione esemplare della categoria aristotelica del dolce in assoluto, anzi la sua "sostanza prima" nella quale sono compresi i concetti di gastronomia e arte, sacro e profano, forma e sostanza, equilibrio ed eccesso, cultura e tradizione, storia e mito. Grazie alla sinergia tra i promotori del riconoscimento , e al cordinamento del Mipaf e all’accellerazione imposta dal Ministro Alemanno – ha sottolineato Lopa – abbiamo ottenuto questo importante risultato che realizza le aspettative di rilancio del comparto dolciario della nostra città e della regione Campania.
I promotori del riconoscimento e della stesura del disciplinare di produzione oltre al Ministero nella figura del Consulente Rosario Lopa sono stati il presidente della Fipe Confcommercio di Napoli, il dott. Antonio Pace, l’Associazione Napoletana Pasticceri con il suo presidente, Luigi Avolio e il responsabile del sindacato F.i.p.e., Giuseppe Ioimo.
Il futuro dell'Europa è nel rispetto della diversità – ha concluso Lopa -. Ogni terra ha le proprie produzioni. Bisogna promuovere e tutelare i diritti di un popolo e di una storia. Tutelando la pastiera napoletana, tuteliamo i diritti e la storia delle capacità gastronomiche del popolo napoletano.