Castagne dei Monti Cimini

Le castagne ed marroni dei monti Cimini sono prodotti tipici d’eccellanza della Tuscia da millenni. I monti Cimini formano il comprensorio montuoso che si erge al centro della provincia di Viterbo. Le peculiari caratteristiche morfologiche e climatiche unite al terreno di origine vulcanica permettono di ottenere castagne e marroni di grande qualità e molto apprezzate.
Lo sanno tutti che le castagne ed i marroni dei monti Cimini sono le più buone, saporite, grandi e squisite.
Il segreto è l’ubicazione tra i monti Cimini dove esistono vaste estensioni di secolari castagneti con degli esemplari davvero imponenti.I boschi impenetrabili dei monti Cimini, venivano chiamati dai Romani “Selva Cimina” e ne stavano alla larga poiché pensavano fosse un luogo invaso da demoni e belve terrificanti
Lo storico Tito Livio la descrisse così: “Era in quel tempo la selva Cimina più impraticabile e spaventosa (invia atcque orrenda) di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino allora vi era penetrato, neppure i mercanti, né ardiva qualcuno entrarvi” (tratto dal libro Il Palazzo Farnese di Caprarola – Maurizio Vecchi).

In effetti, sembrerebbe che proprio in questi boschi esistesse un luogo sacro degli Etruschi, ai quali viene attribuita anche la realizzazione del tunnel sotterraneo per abbassare il livello del lago di Vico. Del resto, siamo in terra etrusca, l’Etruria…
Ma intorno i monti Cimini esistono resti di insediamenti di un’altra civiltà ancora più enigmatica degli Etruschi, i Falisci.
Comunque sia, quell’intricata e spaventosa Selva Cimina venne attraversata per la prima volta dal un esercito romano nel 310 a.C. durante l’inseguimento degli Etruschi che qui si erano rifugiati per sfuggire all’invasione di Sutri.Con i Romani, viene avviata la coltivazione della castagne che per millenni ha rappresentato una pregiata fonte di sostentamento per le popolazioni, oltre ad essere una grande risorsa economica. Il frutto veniva tra sformato e commercializzato un po’ ovunque, il legname veniva usato per le costruzioni e inviato in gran quantità anche a a Roma, non per niente il castagno è tra le più importanti essenze forestali d’Europa.
La coltivazione si divide in due parti, i castagneti da frutto ed i castagneti cedui che si differenziano notevolmente.

La castagna a tavola
Le castagne dei Cimini, si prestano per la preparazione di farina e quindi alla conservazione. Dalla farina venivano preparati, in parte ancora oggi, derivati come il pane, i dolci come il famoso castagnaccio. Soprattutto, da ricordare la minestra per eccellenza di Ceci e Castagne, vero piatto tipico del periodo autunno inverno. Tra i primi piatti, le castagne vengono utilizzate anche nelle minestre con i funghi. E poi gli arrosti come il maialino ripieno di castagne, il rollet con le castagne, brasato alle castagne e vino novello.
Le caldarroste poi non hanno certo bisogno di presentazioni. Oggi, con le nuove tecniche di lavorazione, si ottengono i famosi marroni dei Cimini in barattolo, lessati, pelati e canditi, la confettura di castagne, il liquore alla castagna. Quindi, buona parte dell’uso alimentare delle castagne, viene oggi riservato alla produzione di dolci.
Ma le castagne venivano usate anche per alimentare gli animali da cortile, in primis i maiali. A loro venivano destinavate le castagne bacate. Spesso, dopo la raccolta, gli animali venivano fatti pascolare nei castagneti dove si nutrivano delle castagne da scarto.

Il castagno per la produzione di legname
Il Castagno ceduo è una vera risorsa economica per il legname usato ancora oggi per le sotto coperture di tetti come le magnifiche capriate secolari che si vedono nei monumenti della Tuscia, ma anche a Roma dove ricchi committenti facevano trasportare grandi travi lavorati da maestri d’ascia dai Cimini alla capitale.
Il legno di castagno veniva usato anche per la realizzazione di mobili di qualsiasi genere, tavoli, sedie, armadi, letti, madie…
Nei lavori agricoli, infine il castagno è molto apprezzato per la sua durezza e per la proverbiale resistenza alle intemperie, recinti, staccionate, tettoie, palizzate, ponti, pontili.

Ecco perché la Castagna dei Cimini è così importante per il territorio del viterbese, in particolare per chi vive nei comuni in prossimità dei castagneti. Nonostante i gravi problemi legati alle malattie del castagno, che in passato hanno decimato secolari castagneti, e al Cinipide, l’insetto che ha praticamente azzerato la produzione di castagne, la castanicoltura mantiene un legame inscindibile con il territorio.
E’ una questione economica, basti pensare che qui si produce il 10% della produzione di castagne in Italia.
E’ tradizione e cultura, appartiene alla nostra storia, alle nostre radici, al sostentamento agricolo, ad uso alimentare.
Le castagne ed marroni dei monti Cimini sono prodotti tipici d’eccellanza della Tuscia da millenni. I monti Cimini formano il comprensorio montuoso che si erge al centro della provincia di Viterbo. Le peculiari caratteristiche morfologiche e climatiche unite al terreno di origine vulcanica permettono di ottenere castagne e marroni di grande qualità e molto apprezzate.
Lo sanno tutti che le castagne ed i marroni dei monti Cimini sono le più buone, saporite, grandi e squisite.
Il segreto è l’ubicazione tra i monti Cimini dove esistono vaste estensioni di secolari castagneti con degli esemplari davvero imponenti.Castagneti dei monti Cimini
Castagneti dei monti Cimini in Autunno
La storia
I boschi impenetrabili dei monti Cimini, venivano chiamati dai Romani “Selva Cimina” e ne stavano alla larga poiché pensavano fosse un luogo invaso da demoni e belve terrificanti
Lo storico Tito Livio la descrisse così: “Era in quel tempo la selva Cimina più impraticabile e spaventosa (invia atcque orrenda) di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino allora vi era penetrato, neppure i mercanti, né ardiva qualcuno entrarvi” (tratto dal libro Il Palazzo Farnese di Caprarola – Maurizio Vecchi).In effetti, sembrerebbe che proprio in questi boschi esistesse un luogo sacro degli Etruschi, ai quali viene attribuita anche la realizzazione del tunnel sotterraneo per abbassare il livello del lago di Vico. Del resto, siamo in terra etrusca, l’Etruria…
Ma intorno i monti Cimini esistono resti di insediamenti di un’altra civiltà ancora più enigmatica degli Etruschi, i Falisci.
Comunque sia, quell’intricata e spaventosa Selva Cimina venne attraversata per la prima volta dal un esercito romano nel 310 a.C. durante l’inseguimento degli Etruschi che qui si erano rifugiati per sfuggire all’invasione di Sutri.Con i Romani, viene avviata la coltivazione della castagne che per millenni ha rappresentato una pregiata fonte di sostentamento per le popolazioni, oltre ad essere una grande risorsa economica. Il frutto veniva tra sformato e commercializzato un po’ ovunque, il legname veniva usato per le costruzioni e inviato in gran quantità anche a a Roma, non per niente il castagno è tra le più importanti essenze forestali d’Europa.
La coltivazione si divide in due parti, i castagneti da frutto ed i castagneti cedui che si differenziano notevolmente.

Zuppa di Ceci e Castagne
La castagna a tavola
Le castagne dei Cimini, si prestano per la preparazione di farina e quindi alla conservazione. Dalla farina venivano preparati, in parte ancora oggi, derivati come il pane, i dolci come il famoso castagnaccio. Soprattutto, da ricordare la minestra per eccellenza di Ceci e Castagne, vero piatto tipico del periodo autunno inverno. Tra i primi piatti, le castagne vengono utilizzate anche nelle minestre con i funghi. E poi gli arrosti come il maialino ripieno di castagne, il rollet con le castagne, brasato alle castagne e vino novello.
Le caldarroste poi non hanno certo bisogno di presentazioni. Oggi, con le nuove tecniche di lavorazione, si ottengono i famosi marroni dei Cimini in barattolo, lessati, pelati e canditi, la confettura di castagne, il liquore alla castagna. Quindi, buona parte dell’uso alimentare delle castagne, viene oggi riservato alla produzione di dolci.
Ma le castagne venivano usate anche per alimentare gli animali da cortile, in primis i maiali. A loro venivano destinavate le castagne bacate. Spesso, dopo la raccolta, gli animali venivano fatti pascolare nei castagneti dove si nutrivano delle castagne da scarto.

Castagne dei Monti Cimini
Castagne dei Monti Cimini