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Attenzione ai formaggi a latte crudo

Nuovo prodotto sequestrato in val di Fiemme: «Lotto contaminato da Escherichia coli»

Il batterio trovato in un lotto di Formae Val di Fiemme, il richiamo del Ministero. A mangiare il pezzo contaminato un uomo di 40anni

Altro caso di Escherichia coli in un formaggio a latte crudo del Trentino. Si tratta di un lotto di Formae Val di Fiemme stagionato, prodotto dal Caseificio Sociale Val di Fiemme Cavalese. A pubblicare l’avviso di richiamo è stato il Ministero della Salute a seguito di un prelievo ufficiale effettuato dal servizio veterinario, che ha riscontrato proprio la presenza del batterio Escherichia coli STEC in un formaggio a latte crudo, venduto con numero di lotto 26053. Stando alle prime informazioni, sembrerebbe che a mangiare il pezzo contaminato sia stato un uomo di circa quarant’anni con problemi di diabete. Il condizionale è d’obbligo ma, se il collegamento dovesse essere confermato, il caso riporterebbe l’attenzione sui rischi legati al consumo di prodotti a latte crudo da parte delle categorie più vulnerabili. In particolare per i bambini fino ai dieci anni, per le donne in gravidanza, per gli anziani e per le persone fragili con problemi di salute.

La dicitura obbligatoria

Nel luglio del 2025 era stato proprio il Ministero della Salute a trasmettere alle Regioni e alle Province le nuove linee guida in materia di controllo di Escherichia coli nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati. Le nuove indicazioni avevano infatti introdotto la dicitura «latte non pastorizzato» in riferimento a quel latte che non ha subito un trattamento equivalente alla pastorizzazione in grado di eliminare i microrganismi patogeni, fra i quali quelli STEC. Nel documento erano state poi introdotte misure di controllo più stringenti ed era stata «fortemente consigliata» anche l’introduzione di un’etichettatura informativa «nei casi in cui non sia possibile garantire una totale mitigazione del rischio». Un’attività informativa che in provincia di Trento è stata svolta negli ultimi mesi in collaborazione tra Trentino marketing e la Federazione trentina della cooperazione, con l’obiettivo di informare i consumatori sui possibili rischi legati al consumo di prodotti a latte crudo.

I precedenti

Lo scorso anno, ad agosto, sempre per via della presenza di Escherichia coli, era stato ritirato anche un lotto di formaggio Casolet. Un caso segnalato dalla stessa azienda produttrice, che aveva spiegato come, a seguito di esami in autocontrollo, il Casolet venduto tra il 30 luglio e il 7 agosto e il burro venduto tra il 14 luglio e il 13 agosto fosse risultato non conforme a parametri microbiologici di sicurezza alimentare. Pertanto, a scopo precauzionale, l’azienda aveva invitato i clienti a non consumare i prodotti e a restituirli qualora fossero stati già acquistati.

Il caso di Mattia Maestri
In Trentino l’attenzione sul tema era esplosa nel 2017, dopo il grave episodio che aveva colpito il piccolo Mattia Maestri. Il bambino, che all’epoca aveva solo quattro anni, mangiò un pezzo di formaggio a latte crudo prodotto dal caseificio sociale di Coredo, in Val di Non. Secondo gli accertamenti giudiziari, il formaggio era contaminato da un ceppo di Escherichia coli e l’infezione degenerò in una sindrome emolitico-uremica, una grave complicanza che gli provocò danni neurologici irreversibili. Dopo settimane di ricovero tra Trento e Padova, Mattia entrò in coma e da allora è in stato vegetativo.