Attenzione a cuocere molto bene il pollo
Sono invitanti e comode le cotolette di pollo impanate pronte che si vendono al Supermercato e ancor più golose sono quelle tipo “Valdostana”, vale a dire ripiene di prosciutto e/o formaggio. Attenzione però perché soprattutto in America si stanno verificando numerosi casi di intossicazioni dovute ad una mal cottura di queste preparazioni non tenute sufficientemente sul fuoco e di conseguenza mangiate con la carne non ben cotta soprattutto se si tratta del pollo.
Le regole per maneggiare bene la carne e come controllare la cottura
Il pollo va cotto bene. Un’ovvietà dirà qualcuno. Che però non per tutti è tale. Oltre agli Stati Uniti anche in Inghilterra e in Italia sono aumentati molto i casi di infezioni sia da salmonella che da campylobacter”
Che cos’è il campylobacter? È un batterio che causa una gravissima gastroenterite, molto impegnativa i cui sintomi sono: mal di pancia con diarrea, vomito e in generale “un quadro che riguarda tutto l’intestino. Il batteriosi può trovare anche nell’acqua, ma si prende soprattutto dalla carne di pollo che non viene cucinata adeguatamente. Ad esempio la classica grigliata estiva dove magari si è manipolato male il pollo. Occorre lavarsi sempre le mani e cuocere il pollo molto bene.
L’infezione da campylobacter
L’istituto superiore di sanità spiega che l’infezione da campylobacter è una delle malattie batteriche gastrointestinali più diffuse al mondo e la sua diffusione ha subito un notevole incremento. Anche in molti Paesi europei dove è ormai più frequente della salmonellosi. Non si tratta di una malattia da prendere sottogamba anche se le manifestazioni più gravi “si verificano in meno dell’1% dei pazienti, solitamente in soggetti molto anziani o molto giovani, e includono meningiti, endocarditi e aborti settici”. Nella restante parte dei casi il decorso prevede sintomi leggeri o moderati che possono durare da un giorno a una settimana (raramente si va oltre i 7 giorni): diarrea, dolori addominali, febbre, mal di testa, nausea e vomito. Il periodo di incubazione, spiega l’Iss, varia da un giorno a una settimana.
Le regole per maneggiare correttamente il pollo crudo
Come scongiurare l’infezione? Il pollo, dicevamo, va cotto bene. La Food Standards Agency, ente britannico per la sicurezza alimentare, qualche anno fa ha condiviso alcuni consigli che restano ovviamente validi anche oggi. Intanto il pollo deve essere conservato in frigo a una temperatura di 5 gradi o inferiore. Una buona norma è conservarlo ben coperto e posizionarlo nella parte bassa del nostro frigorifero così da rendere più difficile la contaminazione di altri alimenti. Un altro consiglio, forse controintuitivo, è quello di non lavare il pollo prima di cucinarlo. Il motivo è banale: tramite gli schizzi d’acqua i batteri possono essere dispersi nell’ambiente (e magari finire su piatti, posate o altri cibi). Un’operazione dunque superflua visto che la cottura elimina i batteri. Un’altra regola aurea è lavare tutti gli utensili che sono stati usati per maneggiare il pollo crudo, comprese le nostre mani.
Come verificare che il pollo sia cotto bene?
Per non correre rischi bisogna poi verificare che il pollo sia cotto a puntino. In che modo? Le norme in vigore prevedono una cottura completa ad almeno 75° C. Il controllo andrebbe effettuato con un termometro da cucina sulla parte più spessa della carne, così da essere sicuri che ogni parte abbia raggiunto una temperatura adeguata per uccidere i batteri. Se non si possiede questo utensile si può ovviare con un controllo visivo: la carne deve apparire bianca e non di colore rosato. Anche i liquidi rilasciati non devono essere “sanguinolenti”, ma di colore trasparente.
