Attenti alla carenza di iodio nella dieta

Scarsità di iodio può provocare gravi danni alla salute

Uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano mette in luce lo scarso consumo di alimenti ricchi di iodio e i rischi per la salute, in particolare per il feto e l’accrescimento dei bambini

Si stima che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora esposta alla carenza di iodio. In Italia si ammalano di gozzo circa 6 milioni di persone, più del 10 % della popolazione. Secondo uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano la quantità media assunta normalmente con la dieta dalla popolazione è insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di iodio.

Lo iodio si assume solo attraverso gli alimenti, in particolare il pescato marino, e la carenza è sostanzialmente dovuta ad una errata alimentazione. L’insufficienza di iodio ha effetti negativi in tutte le fasi della vita perché costituente fondamentale degli ormoni tiroidei, i quali svolgono un ruolo determinante nelle fasi dell’accrescimento e dello sviluppo.

Il contenuto di iodio è estremamente variabile; gli alimenti più ricchi di iodio sono i crostacei e i pesci di mare, i mitili e gli alimenti provenienti dal mare in generale. Anche le uova, lo yogurt, alcuni formaggi e la carne ne contengono quantità significanti, i vegetali invece sono poveri di questo minerale la cui quantità dipende dalle quantità contenute nel terreno.

Gli esperti dell’ Osservatorio hanno esaminato 1.200 interviste realizzate, su persone di età compresa fra i 13 e 40 anni, nel 2015 in tutta Italia.

Secondo i LARN (Livelli di Assunzione Raccomandata di Nutrienti della SINU) il fabbisogno giornaliero di iodio degli adolescenti (11-17 anni) è di 130 microgrammi (μg), per gli adulti 150µg. Per le donne in gravidanza e allattamento tale quantità aumenta sensibilmente, raggiungendo i 200μg al giorno, la stessa quantità è consigliata nella pre-gravidanza per garantire le necessità del feto. L’analisi dell’Osservatorio ha valutato le abitudini alimentari di adolescenti e adulti, concentrandosi prevalentemente sulle donne in età fertile (visto il maggiore fabbisogno di iodio). Dall’analisi è emerso che mediamente gli intervistati raggiungono solo 60µg di iodio giornaliero con gli alimenti, pari a meno della metà della dose consigliata e che solo il 5% degli intervistati raggiunge il fabbisogno quotidiano. L’intake medio giornaliero degli intervistati è di 64μg (61 per le femmine e 68,2 per i maschi); nella fascia dei giovani 13-18 anni, l’intake è di 61,6μg e negli adulti è pari a 64,5. Le femmine hanno carenze più consistenti, soprattutto nella fascia dei giovani, assumendo solo 55,8μg contro 70,6 dei maschi. La carenza è determinata da uno scarso consumo di alimenti ricchi di iodio ed anche dall’inosservanza delle regole dell’equilibrata alimentazione in particolare per la frequenza con cui si dovrebbero consumare gli alimenti.

La strategia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a livello mondiale, scelta anche dal nostro Paese, per l’eradicazione dei disturbi da carenza iodica, è quella di utilizzare come veicolo il sale alimentare arricchito di iodio.

La Prof.ssa Michela Barichella Responsabile dell’UO di Dietetica e Nutrizione Clinica ASST Gaetano Pini – Cto di Milano e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, ha dichiarato in proposito:

“L’emanazione nel marzo del 2005 della Legge n. 55, si basa soprattutto sull’obbligo da parte dei rivenditori di proporre e vendere solo sale iodato, tranne nel caso sia il consumatore a scegliere il sale senza integrazione di iodio. Sono passati più di 10 anni e quasi tutti i negozi di alimentari si sono adeguati. Tanto è stato fatto anche dall’Istituto Superiore di Sanità, che svolge tuttora una campagna di sensibilizzazione verso la classe medico sanitaria, ma nonostante gli sforzi, i casi clinici non sono diminuiti significativamente. Avere a disposizione il sale iodato non è però certezza di utilizzo e non va dimenticato che è comunque necessario ridurre il consumo abituale di sale (cloruro di sodio) per prevenire tante importanti malattie a carico del sistema cardiovascolare e gastroenterico. Se si seguissero le linee guida che medici e dietisti danno ai loro pazienti (non consumare più di 5 g a testa di sale iodato il giorno) si risolverebbe sia il problema dell’eccesso di sodio, sia dell’introito di iodio”.

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