Aspettando “Identità Milano” 2013

Dal 10 al 12 febbraio al MiCo – Milano Congressi. Tema: Il valore rivoluzionario del rispetto

Continua il percorso di noi di Identità Golose lungo la strada imboccata con l’edizione 2010 quando, nel centro congressi di via Gattamelata, andò in scena Il Lusso della semplicità, un andare all’essenzialità della cucina anche sulla spinta di una nascente crisi economica. Il concetto venne ribadito l’anno seguente perché capivamo che non eravamo davanti a un crisi passeggera, una sorta di stop and go, ma a uno stravolgimento totale tanto che quando assaporeremo di nuovo il benessere non sarà quello che abbiamo conosciuto. Non torneremo ai fasti degli Anni Zero (e prima ancora), quando l’imperativo quotidiano era spendere e spandere, stupire e gioire in una ricerca del colpo a effetto, un io sfrenato, un agire senza troppa coscienza, senza troppo chiedersi cosa ci riservasse il futuro.

Tanti – è vero – si sono mossi così senza colpe dirette. Mi ricordano quelli che quando con una barca lasciano la riva vengono catturati dalla corrente e se non hanno le forze sufficienti per uscirne, possono solo farsene una ragione e la subiscono sperando che prima o poi perda forza e si liberi di loro. Qualcosa del genere è successo ai più, abbagliati, storditi dai cattivi esempi che ci arrivavano (e ancora arrivano) dai mondi che contano e che hanno in mano i destini del mondo, l’economia e la politica, la finanza e i fanatismi religiosi. I cattivi esempi che trascinano giù tutto e tutti.

Ormai non vi sono dubbi sulla grandezza e profondità della crisi e se con Identità 2012 si andò Oltre il mercato, quello economico e quello agroalimentare per reagire ai disastri in ogni dove e con ogni idea e mezzo, con l’edizione numero 9 è il momento di guardare al centro assoluto di quello che stiamo vivendo. Bisogna capire come si può sostituire alla società dei consumi dissennati, abbondanti per pochi e illusori per moltissimi, una società più concreta e orizzontale, con maggiori controlli dal basso, in definitiva come ridare un futuro (e in fondo anche un presente) a chi oggi non lo ha e nemmeno lo intravvede.

Noi di Identità pensiamo che sia urgente mettere al centro di ogni azione un valore troppo spesso dimenticato: il rispetto. Rispetto per la natura, per le materie prime, per i clienti e i loro soldi e il rispetto dei clienti verso cuochi e ristoratori che sono liberi professionisti e rischiano il loro. C’è poi il rispetto per noi stessi e per quelli che erano in partenza i nostri ideali e che sovente crescendo abbiamo dimenticato “perché in fondo così fan tutti” e di compromesso in compromesso siamo arrivati dove siamo.

E ancora il rispetto per la verità che non è solo la nostra, ma anche quella degli altri. Non possiamo predicare, cercare, amare la cucina fusion nei modi più svariati, nutrirci di essa, scambiarci le conoscenze tecniche, non solo e non sempre i prodotti, senza essere fusion anche nel quotidiano. Non esistono più popoli e nazioni autosufficienti, nemmeno gli Scandinavi con la loro rivoluzione artica. Lo scambio è continuo e globale e va studiato, ammaestrato, metabolizzato, capito. Questo perché le leggi non fermano le migrazioni e senza verità, senza rispetto per le altrui verità e disperazioni si finisce travolti.

Non è più tempo delle bugie e del giocare sciocco con il cibo, dei trucchetti oggi fini a se stessi perché non fanno sostanza, non hanno il passo lungo e deciso. Come non si vince la crisi con l’aspirina, così nella ristorazione non si possono più riproporre schemi ormai logori. Certo che avremo sempre delle isole felici, dei ricchissimi che girano il mondo permettendosi conti astronomici, ma quanto dura un mercato drogato da happy few che oggi magari scelgono l’Italia e domani si trasferiscono chissà dove, anche solo per un capriccio? La vera sfida è riuscire a generare nuovo benessere con l’agroalimentare e la buona tavola e fare in modo che sia distribuito bene, in maniera omogenea. Cominciamo dal rispetto e dal rispettarci con vigorosa concretezza.

Paolo Marchi