Arriva il cibo nanotech ed è già polemica

La commercializzazione in America di una prima generazione di coloranti e conservanti manipolati fin dalle particelle più piccole ha aperto il dibattito – a tratti anche molto animato – sull’utilizzo della nanotecnologia in applicazione al campo alimentare.
La nanotecnologia è quella parte della scienza tecnologica che si applica a livelli inferiori ai 100 nanometri, dove il nanometro è un miliardesimo di metro; a discapito del suo nome, può essere applicata a tutti gli ambiti, compreso quello alimentare.
L’arrivo di nuovi conservanti e coloranti manipolati con questa tecnologia ha così messo in allarme l’industria del cibo e le associazioni di consumatori: la prima ha cercato di minimizzare l’argomento, tentando di ridurre gli effetti negativi che questo argomento potrebbe avere sul mercato, mentre le seconde hanno esternato tutta la preoccupazione dovuta agli scenari incontrollati che si aprirebbero nel caso in cui tali pratiche divenissero prassi consolidata.
Il problema, secondo le organizzazioni che combattono l’applicazione della tecnologia all’alimentazione, deriva dall’estrema incertezza sugli effetti che queste pratiche avrebbero sull’organismo umano: “non ci si dovrebbe azzardare in un campo molto probabilmente minato” dicono dalla Consumer Union “senza contare che se non ci sono prove sui danni che potrebbero verificarsi, non vuol dire che ci siano prove sull'innocuità di questo tipo di prodotti”. E, mentre i grandi nomi del mercato temono che l’opinione pubblica possa associare definitivamente la nanotecnologia al calderone dei cibi geneticamente modificati, la Food and Drugs Association annuncia con non poco imbarazzo che il controllo di ogni additivo sarebbe impossibile.
Il dibattito è appena cominciato.

A.T.