Aosta 1008-2009: la millenaria Fiera di Sant'Orso

30 – 31 Gennaio
E’ sicuramente la più antica Fiera dell’arco alpino(venne istituita nel 1008) quella che si tiene ad Aosta il 30 e 31 gennaio, in concomitanza con i “tre giorni della merla” , leggenda storica lombarda che significa i “giorni più freddi dell’anno” (la leggenda dice che al tempo degli Sforza il freddo intenso a fine gennaio aveva gelato le uova che la merla stava covando).
Di fiera in fiera, da mille anni ormai nella città di Aosta la storia si ripete, con una rassegna commerciale senza precedenti,promossa dalla Regione Autonome Vallée d’Aoste Assessorat des Activités productives et des Politiques du Travail, con la collaborazione di Ivat – Institut Valdotain de l’Artisanat Typique.
La Fiera di Sant’Orso resta l’espressione autentica dell’artigianato valdostano(soprattutto quello del legno) e visitando questa rassegna, ospitata nelle strade del centro storico, è possibile tuffarsi nella cultura classica valdostana e riscoprire antiche tradizioni contadine, come la cucina del passato.
In questa regione nascosta tra i monti, confinante con Francia e Svizzera, questa rassegna commerciale ha saputo, attraverso i secoli, mantenere viva la sua storia e le sue tradizioni e quest’anno, da parte degli organizzatori, sono stati creati due momenti di respiro internazionale.
Dal 27 al 31 gennaio i turisti italiani ed esteri potranno incontrare nell’atelier di Piazza Chanoux gli artigiani professionisti, mentre nel Padiglione Enogastronomico sarà possibile gustare i veri sapori della tradizione, dai vini ai formaggi (fontina e tome) oltre ad altri prodotti legati alla vita intima dei montanari. Nel centro storico, negli ultimi due giorni di gennaio, si potranno incontrare i montani, che dai paesi di montagna scenderanno ad Aosta per offrire i loro prodotti e far rivivere, con suoni e canti, i momenti storici del passato. Insomma è la storia che si ripete, da oltre mille anni.
La storia della fiera di Sant’Orso
Un tempo gli artigiani – contadini partivano già il giorno prima dal loro villaggio col mulo e il carretto e viaggiavano ore ed ore, per poter giungere in tempo alla “Veulla” ed occupare, prima che lo facessero altri, un tratto di marciapiede della via S.Anselmo o uno spiazzo di pochi metri quadrati a ridosso di una delle due Porte Pretoriane. Si accovacciavano vicino alle loro cose e attendevano l’alba sonnecchiando e cercando, con sorsi di vino o di grappa, di vincere la morsa del freddo.
Oggi più nessuno dorme accanto alla merce da vendere, poiché più nessuno scende dalla montagna col mulo ed il carretto. E dunque, che cosa è diventata oggi la Fiera? Accanto al profilo storico, si è creato un movimento artistico, che, con un occhio al passato, guarda avanti nel tempo: giovani e meno giovani, senza farlo come una volta per necessità, hanno scoperto in se stessi una capacità artistica che ha portato ad infoltire la schiera di scultori, intagliatori, ceramisti…Questo ha fatto sì che quello che un tempo era poco più di uno scambio di merci diventasse una vera e propria esposizione artistica a cielo aperto, al punto tale da trasformare ogni 30 e 31 gennaio Aosta, da sonnacchiosa città di provincia, in una città viva e pulsante, nelle cui vie, al Patois e all’Italiano, si mescolano il Francese, il Piemontese, il Lombardo…Una visita della città nei giorni della fiera diventa quindi un modo per sentirsi partecipi di un evento che non ha eguali in Italia.
Questa rassegna economica che ha valore storico richiama tutti gli anni migliaia di visitatori e il Comune ha predisposto uno speciale servizio in caso di abbondanti nevicate.

Alfredo Zavanone