Anche le nocciole dei Cimini e Sabatini rientreranno fra le Dop come ''Nocciola romana''

Dopo 15 anni d'attesa sono a un passo dalla denominazione d'origine protetta (Dop) le nocciole dei Cimini e dei Sabatini, accomunate nel marchio 'Nocciola Romana'. L'ultimo atto del complesso iter per la concessione del riconoscimento e' avvenuto con la 'riunione di pubblico accertamento', svoltasi a Viterbo.
Una sorta di processo popolare durante il quale sarebbe stato possibile presentare opposizioni e osservazioni al disciplinare della Dop. Ma, come previsto, tutto e' filato liscio. Rimane ora un ultimo passaggio burocratico, l'invio della pratica al competente ufficio dell'Unione Europea per l'approvazione finale. Ma si tratta solo di una d'atto della conclusione positiva dell'istruttoria. Quindi, nei primi mesi del 2007, le nocciole dei monti Cimini (in provincia di Viterbo) e Sabatini (in provincia di Roma) potranno essere commercializzate con il marchio 'Nocciola Romana Dop'. Nella Tuscia la superficie agricola destinata alla produzione di nocciole rappresenta il 14,3% del totale, ponendosi al terzo posto tra le coltivazioni locali piu' diffuse dopo il grano duro (41,4%) e l'olivo (17,4%). u' La coltivazione e' concentrata intorno al bacino del lago di Vico, nel comprensorio dei monti Cimini. Ma il ruolo piu' importante assunto dalla nocciolicoltura viterbese e' quello economico: piu' di 8mila famiglie e 30 comuni coinvolti, nella meta' dei quali rappresenta la principale attivita' produttiva. Tra le cinque province italiane in cui la nocciolicoltura e' piu' diffusa (Cuneo, Viterbo, Roma, Avellino e Napoli, Messina), la Tuscia, con una raccolta annuale di circa 370mila quintali, si pone di gran lunga al primo posto e da sola rappresenta il 32% dell'intera produzione nazionale. Un primato conquistato con una vera e propria escalation: nel 1970 la produzione della Tuscia rappresentava soltanto l'11,6% di quella nazionale. Dal punto di vista della varieta', il 90% delle nocciole viterbesi e' della specie ''Tonda gentile romana''. Il prodotto viene quasi esclusivamente venduto sgusciato ed e' destinato, almeno per il 70% all'esportazione. I principali acquirenti internazionali sono rappresentati dalle industrie dolciarie. In provincia di Viterbo sono attive tre associazioni di produttori di nocciole: l'Assofrutti di Caprarola (riconosciuta a livello nazionale), l'Apronvit, che ha riunito le cooperative di Capranica e di Fabbrica di Roma, e l'Apnal di Ronciglione. La Camera di Commercio di Viterbo e' intervenuta a favore del settore costituendo il Centro studi sull'economia del nocciolo, che ha operato dal 1990 al 1997, realizzando studi e ricerche. Nel 2001 la stessa Camera di Commercio ha istituito un comitato tecnico di lavoro finalizzato all'ottenimento della Dop. Attualmente presso il Cefas e' operativo un Centro studi e ricerche del nocciolo, che ha recentemente ottenuto un grande riconoscimento internazionale: il settimo congresso mondiale sul nocciolo, in programma nel 2008, si terra' infatti a Viterbo.