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Alto Monferrato: il fascino della storia aleramica

L’iniziativa voluta dal sindaco di Castelletto d’Orba Federico Fornaro; in concomitanza con la “Rassegna dei vini e dei sapori dell’Alto Monferrato”, con la collaborazione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali. La Rassegna, giunta alla sua undicesima edizione, ha riunito quest’anno una settantina di espositori in rappresentanza di tutte le aree dell’Alto Monferrato e di tutto il ricco patrimonio di eccellenza dei vini doc e docg e dei prodotti tipici del territorio aleramico, raggiungendo il considerevole traguardo di oltre 10.000 visitatori.
Venti giornalisti italiani hanno potuto conoscere le colline del vino che in Piemonte producono Gavi e Dolcetto d’Ovada insieme ad una gamma di altri vini doc, valutandone la complessiva capacità di offerta turistica.
Le due principali porte di accesso autostradale sono Novi Ligure e Ovada; dall’uno all’altro casello è stato possibile verificare come quest’area si sia dotata di eccellenti strutture ricettive, alcune specializzate in turismo congressuale, altre in campi da golf di interesse nazionale. La gastronomia è stata considerata sotto i suoi vari aspetti, sperimentando la nuova gestione della Gallina di Gavi, ristorante innovativo e sperimentale il Bel soggiorno di Cremolino, erede della tradizione; anche la cucina del Golf Villa Carolina curata da Carlo Parisio ha dato buona testimonianza di uno stile del territorio.
Vini protagonisti (a Gavi, a Novi, a Tagliolo, a Rocca Grimalda e soprattutto alla rassegna di Castelletto d’Orba) ma anche le tante acque sorgive, patrimonio di questo stesso paese e poi i castelli, di cui l’Alto Monferrato è ricco di tanti esemplari.
Ospitati a “Villa Pomela” di Novi Ligure, storica costruzione dell’800 trasformata in un lussuoso hotel a 4 stelle, i rappresentanti della stampa hanno potuto visitare l’Alto Monferrato, riscoprendo antiche tradizioni culinarie, aziende vitivinicole di fama internazionale ed assaporare forse per la prima volta le italianissime grappe, firmate Luigi Barile, con oltre 30 anni di invecchiamento in fusti di rovere. Con l’iniziativa coordinata dallo “Studio Archimede” di Aliano Terme (Asti), nel corso del tour fra le colline dell’Alto Monferrato, si è fatto il punto sul potenziale vinicolo del territorio.
La provincia di Alessandria, secondo i dati del censimento agrario dispone di 6.665 aziende viticole attive, suddivise nei 158 Comuni del territorio, su un’area vitata complessiva di 13.075 ettari. Tra questi emergono le posizioni di Cassine (288 aziende), Alice Bel Colle (205), Acqui Terme (195), Ricaldone (183), Strevi (154), Rivalta Bormida (161), Bistagno (152), tutte nell’area Acquese, mentre nell’area di Ovada emergono lo stesso capoluogo (113 aziende), Capriata d’Orba (177), Carpeneto (130), Castelletto d’Orba (103). Il maggior numero di aziende (116) nel Monferrato Casalese è di Lu, mentre Tortona ha 109 aziende, Gavi 128 e Sezzadio 132.
Già questi dati evidenziano bene la suddivisione del territorio alessandrino in aree ben diversificate. Di nuovo i paesi dell’Acquese prevalgono per l’estensione dei vigneti: 777 ettari a Cassine, 677 a Ricaldone, 648 ad Alice Bel Colle, 466 ad Acqui Terme. Gli unici Comuni che riescono a competere a questi livelli sono Gavi con 463 ettari e Capriata con 413 ettari.
Dei circa 14.450 ettari, quasi 11.700 sono a doc o docg, di cui circa 7.900 di uve rosse e 3.800 di uve bianche (la metà delle quali Moscato). Oltre 2.700 sono coltivati per vini da tavola. Rispetto ai totali regionali la provincia di Alessandria ha un vigneto pari al 27%, percentuale che scende lievemente se si considerano i vini a denominazione d’origine. Segno che qui, più che altrove, parte della produzione è destinata all’autoconsumo territoriale.
La suddivisione per tipi di vitigno, vede dominante il barbera (4.500 ettari), seguito dal dolcetto (1.800) e dal cortese (1.820), con una posizione rilevante (1.555) del moscato. L’unico primato provinciale è per la quantità di vini doc-docg bianchi (Gavi e Cortese dell’Alto Monferrato), se si esclude il Moscato. Importante anche il grignolino (470 ettari), autoctono di questo territorio insieme al Monferrato astigiano. L’altro autoctono, il Timorasso, recentemente assurto a sottodenominazione della doc Colli Tortonesi, registra poco più di 11 ettari, una questione sostanzialmente privata di pochissimi vignaioli.
La viticoltura alessandrina è articolata in cinque zone molto ben definite. A nord c’è il Monferrato Casalese con 49 Comuni vitati. Ad est ci sono i Colli Tortonesi (con 30 Comuni). A sud-ovest c’è la zona Acquese (con 26 Comuni); al centro-sud si trovano altre due zone, l’Ovadese (22 Comuni) e il Gaviese (11 Comuni).
Quindi l’area viticola più estesa è il Monferrato di Casale, che tuttavia ha una limitata dimensione produttiva: 30.000 ettolitri di Barbera del Monferrato, 17.500 di Barbera d’Asti, 7.800 di Grignolino del Monferrato Casalese, oltre a 200 ettolitri di Malvasia di Casorzo e a 490 ettolitri di Gabiano e Rubino di Cantavenna, per un totale di poco oltre i 50 mila ettolitri annui.
I Colli Tortonesi producono 8.940 ettolitri di Barbera, 3.345 di Cortese, 2.840 di Dolcetto, circa 3.250 di altre tipologie.
Il Gavi vale altri 72.200 ettolitri l’anno.
Il Dolcetto d’Ovada in 22 Comuni produce circa 32 mila ettolitri e l’omologo di Acqui 16.700 ettolitri in 23 altri Comuni.
L’Acquese, l’area più produttiva della provincia conteggia 83 mila ettolitri di Moscato d’Asti o Asti (in 9 Comuni), circa 33 mila ettolitri di Barbera del Monferrato, circa 18 mila ettolitri di Barbera d’Asti, 21.000 ettolitri di Brachetto d’Acqui (in 9 Comuni), cui si aggiungono 2.670 ettolitri di Piemonte Brachetto, 13.740 ettolitri di Cortese dell’Alto Monferrato e 16.740 ettolitri di Dolcetto d’Acqui.
Da questa sommaria elencazione di numeri, risulta evidente che il Monferrato Casalese presenta una microeconomia del comparto vinicolo, che può esprimere situazioni interessanti, mentre i Colli Tortonesi sul piano vinicolo rappresentano una nicchia ancora minore, che trova naturale espansione sul mercato lombardo.
Il Gavi ha una sua vitalità particolare, orientata verso l’export, con le sue bottiglie, che raggiungono la media annuale di 9 milioni.
L’Acquese presenta una condizione molto più varia, dagli aromatici (Moscato d’Asti e Brachetto d’Acqui) concentrati nei 9 Comuni attorno ad Acqui Terme, ai rossi di varie tipologie, più estesa sull’area più vasta.
Il confine tra Acquese e Ovadese non è ben marcato e c’è chi pensa che sia inutile continuare a tenere la distinzione tra i due Dolcetto, che complessivamente rappresentano un mercato di soli 5 milioni di bottiglie potenziali, troppo poche per trovare destini differenziati ad entrambi.
Se le prospettive di mercato sono problematiche ovunque è chiaro che i vari cantoni alessandrini possono trovare più facilmente il loro destino migliore, mentre una maggior criticità emerge sul comparto dei vini rossi (i due Dolcetti appunto e le due Barbere, in perenne ricerca di una differenziazione identitaria).

Alfredo Zavanone