Alta lezione di diritto comunitario in ricordo di Jean Monnet

Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha tenuto venerdì 31 marzo, un discorso sul rispetto del diritto comunitario all’Istituto universitario europeo di Firenze, in occasione della XXV conferenza Jean Monnet.
Nel suo discorso, il presidente ha illustrato i motivi per i qual il diritto comunitario è così importante per lo sviluppo del progetto europeo e le ragioni per cui è essenziale procedere a un suo rinnovamento, con l’adozione di testi legislativi di migliore qualità, nel rispetto dei principi dell’iniziativa “Legiferare meglio”.

Barroso ha messo in guardia dalla tentazione di sminuire l'ordinamento comunitario e ha precisato il suo pensiero sul mercato interno e sui pericoli del nazionalismo economico, lanciando un monito: “Si tratta di attacchi che vanno al di là del necessario spirito di critica che è normale in un sistema democratico ed essenziale per il suo buon funzionamento, che cedono a tentazioni populistiche, da destra e da sinistra, e finiscono preda dei “terribili semplificatori”.”

Il presidente ha sottolineato che “quando si parla di “diritto della Comunità europea”, ci si riferisce ad una parte sostanziale dell’identità stessa dell’Unione europea. Sono il diritto comunitario, il suo ruolo e la sua efficacia a distinguere l’Unione europea da una qualsiasi organizzazione intergovernativa”.

Secondo il presidente, “è questo il motivo per il quale, ad esempio nell’attuale dibattito sul “nazionalismo economico”, l’insistenza della Commissione sulla necessità che gli Stati membri rispettino al tempo stesso la lettera e lo spirito del diritto comunitario ha importanza fondamentale non soltanto in una prospettiva giuridica, ma anche sotto il profilo politico. Di fatto, l’insistenza sulla necessità di rispettare il diritto comunitario è le risposta politica più convincente ed efficace che possa esservi”.

Il presidente si è opposto alla tesi secondo cui gli atti legislativi europei sono troppo numerosi, rilevando che molti di questi testi “fanno sì che non ci sia bisogno di 25 leggi nazionali nel medesimo settore. Invece che inondare l’Europa di leggi indesiderate, legiferare a livello europeo è spesso, per definizione, un’opera di semplificazione e di chiarimento”, e ha respinto energicamente la critica rivolta alla Commissione di interferire negli affari nazionali e di inventarsi campi sempre più fantasiosi sui quali legiferare.

Il Presidente della Commissione ha inoltre respinto le critiche recentemente rivolte agli organi giudiziari europei: “Si criticano gli organi giudiziari europei dicendo che sono intoccabili e che impongono un “governo di giudici” dal Lussemburgo. Al contrario, la Corte di giustizia è in dialogo permanente con le giurisdizioni nazionali. In massima parte, all’origine delle decisioni della Corte di giustizia vi sono domande di pronuncia pregiudiziale rivolte da giudici nazionali, spesso di primo grado”.

Riguardo alla legislazione futura, Barroso ha affermato che “Una critica costruttiva è essenziale per il buon funzionamento delle società democratiche. Se non è giusto criticare qualcosa solo perché proviene dall’Europa, non è giusto nemmeno che questo qualcosa sia immune da critiche solo perché proviene dall’Europa. Il nostro obiettivo comune deve essere il miglioramento della qualità dei singoli atti legislativi. Sotto questo profilo, un dibattito acceso e critico è più che benvenuto: è questo il nucleo centrale dell’iniziativa “legiferare meglio” proposta dalla mia Commissione” (….). La Commissione ha già ottenuto i primi risultati, ma ciò non basta per assicurare il successo dell’iniziativa. Anche le altre istituzioni devono adottare testi di legge più semplici, e gli Stati membri devono recepire e applicare correttamente la legislazione comunitaria”.

Il presidente ha concluso sottolineando che “Il diritto europeo non è una costrizione esterna imposta a nazioni restie: è la chiave che ha dischiuso 50 anni di pace e di prosperità per i popoli d’Europa. E a mio parere è qualcosa di cui esser fieri, e da celebrare”.

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