Ad Appignano di Macerata ''Leguminaria''

Il 16, 17 e 18 ottobre 2009 torna, ad Appignano di Macerata, Leguminaria, alla riscoperta delle produzioni di qualità da reintrodurre nel mercato e nella gastronomia locale. Ceci, fagioli, lenticchie serviti nelle ciotole di terracotta realizzate dai Maestri Vasai Appignanesi – che i commensali portano a casa con sé a fine pasto – e accompagnati dal Rosso Piceno dell’Azienda Agricola Villa Forano.
La rassegna, organizzata dal Comune di Appignano e dalla Provincia di Macerata, che l’ha inserita nel progetto “Fiera Diffusa”, nato con l’intento di valorizzare ed armonizzare le iniziative e le eccellenze presenti nel territorio, è giunta alla sua settima edizione.
Con una novità. Aspettando Leguminaria e l'apertura delle osterie, allestite con cura per le vie del centro storico, il visitatore, orientato dai sommelier Enzo Gironella e Cesare Lapadula, ogni sera alle 18 e alle 19 potrà degustare vini doc con assaggi di roveja.
È il “benvenuto” alla manifestazione, che si avvale del contributo della Regione Marche, promotrice di uno studio per il recupero ed il mantenimento in purezza degli ecotipi di fagiolo, cece e roveja originari di Appignano (Comune Bandiera Verde Agricoltura).
Sapori d’altri tempi che, in una suggestiva atmosfera del passato, complice la partecipazione attiva della Pro Loco, dell’Avis di Appignano e dei Maestri Vasai, i visitatori potranno riscoprire venerdì 16 e sabato 17 ottobre a cena, dalle 19, e domenica 18 ottobre anche a pranzo, dalle 12. Ed ancora, mostre e mercatini, musicanti e cantastorie, spettacoli per tutti i gusti. Info: www.leguminaria.it

Leguminaria 2009: il programma

Venerdì 16 ottobre
dalle 19: apertura delle osterie

Musica e spettacoli
21.30: I Solari

Sabato 17 ottobre
dalle 19: apertura delle osterie

Musica e spettacoli
22.00: Lando e Dino

Domenica 18 ottobre
dalle 12: apertura delle osterie
Musica e spettacoli
15.00: I Dottori-Clown
17.30: Gli Indimenticabili
dalle 19: apertura delle osterie
Musica e spettacoli
21.30: Spettacolo a casaccio
con l’orchestra de u portu de Pignà, I Vincisgrassi, Lando e Dino

e ASPETTANDO LEGUMINARIA…
16, 17 e 18 ottobre – ore 18 e 19
Porticato del Palazzo comunale

Degustazioni guidate di vini d.o.c. con assaggi di roveja
a cura dei sommelier Enzo Gironella e Cesare Lapadula
con la collaborazione della cantina Villa Forano e Il Villino

dove si mangia… LE OSTERIE

“Il rifugio di fatine e folletti”, “La grotta dei pirati”, “L'osteria del Bellente”, “L'isola de piazza”, “La taverna degli innamorati”, “La loggia del re”, “Ri… trovo l'amore”, “Il covo delle femmine”, tutte nel centro storico di Appignano

Leguminaria e un successo che si rinnova

Un successo che si rinnova di anno in anno, anche nei numeri, pur senza perdere di vista quella qualità, quella peculiarità delle produzioni che la fanno annoverare fra gli eventi più conosciuti dell'autunno marchigiano. Leguminaria cresce e si qualifica.
Se l'edizione 2008 ha registrato il tutto esaurito, con il doppio dei turisti e mille pasti in più serviti rispetto al 2007, ciò significa che non sono più soltanto le grandi città d’arte ad attrarre il visitatore, ma anche quei territori che gli permettano di assaporare il piacere del Made in Italy, soprattutto in campo enogastronomico.
Una bella soddisfazione per gli organizzatori, le Associazioni di Appignano e, soprattutto, per i quasi 200 volontari – giovani e meno giovani – impegnati nella manifestazione, in una tre giorni “no stop” all'insegna della buona tradizione.
Anche le “vergare” danno il loro contributo, cucinando oltre tre quintali di lenticchie condite con la salsiccia, mentre ai ceci ed ai fagioli (sette quintali circa, tutti coltivati ad Appignano) pensano gli impareggiabili cuochi dell’Avis. Sempre apprezzati gli assaggi di roveja, serviti dal ristorante “Il Villino” di Treia, accompagnati dal Rosso Piceno dell’Azienda Agricola Villa Forano.
In un’atmosfera d’altri tempi, nelle osterie allestite per le vie del centro storico dalla Pro Loco (“Il rifugio di fatine e folletti”, “La grotta dei pirati”, “L'osteria del Bellente”, “L'isola de piazza”, “La taverna degli innamorati”, “La loggia del re”, “Ri… trovo l'amore”, “Il covo delle femmine”), musicanti e cantastorie allietano, coinvolgendoli nelle danze, i commensali che giungono da diverse località delle Marche e da ogni angolo d'Italia, compresi i camperisti dell’Associazione anconetana “Viaggiare in libertà”.
E già i Maestri Vasai sono all’opera al tornio, per realizzare le ciotole ed i bicchieri destinati alla prossima Leguminaria.

Leguminaria e la ceramica

Protagoniste indiscusse di Leguminaria le terrecotte dei Maestri Vasai Appignanesi, che nel 2008 hanno celebrato il Cinquecentario della loro attività e grazie ai quali oggi Appignano è conosciuto in Italia come Centro della Ceramica. Una tradizione da valorizzare e tramandare.

“Fare sistema”, mettendo in rete in un unico circuito, differenziati per tipologia, i musei e le iniziative sulla ceramica.
È questo lo scopo dell’Associazione “Marche Ceramiche”, costituita dal Comune di Appignano con le città di Pesaro, Urbania, Fratte Rosa, Montottone e Ascoli. È infatti solo attraverso una catalogazione, una ricerca storica delle tipologie realizzative e delle tecnologie che è possibile mantenere quelle peculiarità, quella qualità delle produzioni da reintrodurre nel mercato, per promuovere, mantenendola viva, la tradizione artistica delle ceramiche del territorio marchigiano, decorate e d’uso (terrecotte).
Fondamentale, ad Appignano, per far conoscere e tramandare le arti legate alla terracotta è stata la Scuola di Ceramica, istituita nel 2006 dall’Amministrazione comunale suscitando l’interesse e l’entusiasmo di un nutrito gruppo di allievi ed estimatori.
Per dare ancora più forza al progetto, nel maggio 2008 si è costituita l’Associazione “Scuola di Ceramica Maestri Vasai Appignanesi – M.A.V.”, guidata dal presidente Anna Gagliardini, che gestisce la Scuola comunale ed i corsi di formazione sull’apprendimento di tecniche specifiche e sulla tecnologia dei materiali, basandosi sul contributo volontario dei soci.
L’obiettivo è di dibattere i problemi gestionali, tecnici e scientifici del settore, per promuovere e migliorare le iniziative a sostegno della tradizione ceramista, dando vita, se possibile, ad un Museo della ceramica appignanese.

Leguminaria e i piatti “poveri” della cucina marchigiana

In realtà si tratta di piatti sostanziosi, dagli indiscutibili benefici nutritivi. In passato si preparavano in abbondanza: quello che rimaneva si mangiava la mattina successiva a colazione, prima di andare a lavorare nei campi.

Come altri piatti, anche questi venivano cotti nelle pigne di coccio, visto che il camino e il fuoco a legna erano l’unica fonte di calore. Il cibo così preparato aveva un sapore eccezionale, anche perché cuoceva molto lentamente e gli aromi non evaporavano.
Ancora oggi Leguminaria propone i suoi piatti serviti nelle tradizionali ciotole di terracotta realizzate dai Maestri Vasai, che i commensali portano a casa con sé, insieme al bicchiere, a fine pasto:
ceci, fagioli, lenticchie, assaggi di roveja, innaffiati dal Rosso Piceno dell’Azienda Agricola Villa Forano.

La Roveja (Pisum Arvense), piccolo legume simile al pisello, era conosciuta più che altro come erba infestante.
Usata nei secoli passati per sostenere l’alimentazione dei pastori insieme ad altri legumi poveri come lenticchie, cicerchie e fave, Leguminaria la rivaluta e la propone al pubblico come gustoso legume da assaggiare, con l’obiettivo di tutelare e far conoscere il prodotto, collocarlo sul mercato e coinvolgere altri coltivatori che al momento producono solo per autoconsumo.
Questo pisello selvatico, dal seme di colore marroncino tendente al giallo, il cui sapore ricorda quello della fava e del cece, si consuma ancora, anche se sporadicamente, sul versante marchigiano degli Appennini. In tavola lo si può gustare con la pasta, come tutti gli altri legumi, ma anche macinato, ottenendo una polenta dal gusto marcato, tendente all’amarognolo.

Leguminaria e le ricette

Fagioli con le cotiche
Ingredienti. Cipolla, olio d’oliva, fagioli precedentemente ammollati, cotenna di maiale, passata di pomodoro, sedano, carota, sale.
Preparazione. Una volta bollite le cotiche, ben pulite, in acqua calda, finché non diventano tenere, si prepara un soffritto con l’olio di oliva e la cipolla. Quindi si versano le cotiche nel soffritto e si aggiungono due o tre mestoli di passata di pomodoro, il sedano e la carota a pezzi. Si sala e si fa cuocere fino ad ottenere un sugo denso. Finalmente si aggiungono i fagioli, precedentemente tenuti a bagno per almeno 15 ore, sciacquati e bolliti in acqua salata, e si fa insaporire il tutto per altri 10 minuti. Si serve con pane abbrustolito.

Zuppa di ceci al rosmarino
Ingredienti. Aglio, rosmarino, olio d’oliva, ceci precedentemente ammollati, sale.
Preparazione. I ceci, tenuti a bagno dalla sera prima con un po’ di sale, si scolano e si lasciano per qualche minuto con una puntina di bicarbonato. Si sbattono bene, quindi si immergono in una pentola con acqua tiepida e si sciacquano. L’operazione va ripetuta un paio di volte. Finalmente in un’altra pentola, sempre con acqua tiepida, si mettono a cuocere, aggiungendo aglio, sale e rosmarino. Si serve con olio d’oliva.

Lenticchie con la salsiccia
Ingredienti. Cipolla, olio d’oliva, lenticchie precedentemente ammollate, salsiccia, passata di pomodoro, sedano, carota, aglio, sale, pepe, 1 bicchiere di vino.
Preparazione. Si tritano insieme le verdure e si fanno soffriggere nell’olio di oliva. Quando saranno appassite, si aggiungono la salciccia e le lenticchie, precedentemente tenute a bagno per almeno due ore, scolate e bollite per 20 minuti. Si cuoce il tutto, mescolando e bagnando con il vino. Quando il vino sarà evaporato per la metà, si aggiungono la salsa di pomodoro e acqua fino a coprire. Si sala e si cuoce per un’ora a tegame coperto. Infine si alza la fiamma per ridurre buona parte del liquido.
Si aggiunge una manciatina di pepe e si serve con pane abbrustolito.

Polenta di roveja
Ingredienti. Cipolla, olio d’oliva, farina di roveja, lardo, pecorino, sale.
Preparazione. La farina di roveja viene sciolta lentamente nell’acqua salata, prima che questa arrivi ad ebollizione, per poi essere cotta per circa un’ora. Il condimento è molto povero e viene fatto con cipolle appassite nel lardo (o acciughe ed aglio), pecorino grattugiato e un filo d’olio. La polenta può essere consumata anche il giorno dopo, a fette, riscaldata in forno o in padella.

Leguminaria e il vino

Della Contrada di Forano si parla sin dal XIII secolo, quando San Francesco d’Assisi si fermò nel vicino convento, all’epoca circondato da un folto querceto, ove i frati erano dediti alla meditazione. Con l’intensificarsi dell’agricoltura, le querce furono abbattute ed il terreno venne messo a frutto con le colture del grano e della vigna.

Nei diversi passaggi di proprietà che l'azienda conobbe sino al 1966 (anno in cui Antonio Lucangeli rilevò la fattoria), la cantina di Forano con i suoi vini fu sempre l'anima dell'azienda, come è dimostrato dalle numerose fotografie e lettere di corrispondenza rinvenute in amministrazione.
Nel corso di questi anni, la famiglia si è dedicata in modo meticoloso alla ristrutturazione di tutto quello che di più bello gli avi hanno lasciato. Decisivo è stato il 1997, quando si è reimpostata la filosofia produttiva.
I vigneti sono stati a mano a mano reimpiantati seguendo un’impostazione volta alla qualità e alla territorialità. Si è scelto di rinnovare le tradizioni, impiantando i vitigni autoctoni: dal Maceratino (in passato Greco Maceratese, poi Montecchiese o Ribona) al Trebbiano e alla Malvasia, dal Montepulciano al Sangiovese, dalla Lacrima alla Vernaccia Nera, il legame con il territorio ha sempre distinto e premiato l'azienda.
Anche all'interno della fattoria, accanto alla cantina storica, negli alti locali un tempo essiccatoi di tabacco, si sono ricavate altre due cantine volte alla vinificazione, lavorazione e vendita dei vini.
La tecnologia introdotta, unitamente alla scelta in vigna del prodotto, hanno fatto in modo che negli anni crescesse la qualità dei vini sino ad ottenere riconoscimenti ed apprezzamenti da parte di esperti del settore.
La fattoria vede oggi l'aiuto dell'ultima generazione della famiglia, impegnata nei diversi settori. Il volto giovane e l’innovazione sono dimostrati, tra le altre cose, dalla ristrutturazione delle quattro case coloniche adibite ad agriturismo, dal recupero delle grotte sotterranee, utilizzate per la conservazione delle riserve aziendali di maggior valore, e dal desiderio di far emergere Forano.

Fattoria Forano di Lucangeli Giovanni Battista – Società Agricola Società Semplice
C.da Forano, 40 – 62010 Appignano MC
tel/fax +39 0 733 57102 – www.villaforano.it / info@villaforano.it

Leguminaria e il Sistema provinciale Macerata Fiera Diffusa

La Provincia di Macerata, in questi anni, ha avviato un’azione di coordinamento degli assessorati al Turismo, all’Agricoltura, all’Artigianato, all’Industria, per valorizzare ed armonizzare le diverse iniziative e le numerose rassegne presenti nel territorio, facendole conoscere in tutta Italia e facilitando il turista a scegliere un pacchetto di opportunità, di itinerari e di visite.

All’interno di questo progetto, che va sotto il nome di Sistema provinciale Macerata Fiera Diffusa, c’è anche Leguminaria.
I prodotti tipici e di qualità sono un elemento fondamentale, oggi, per attrarre turisti che cercano nell’enogastronomia una chiave di lettura del territorio.
Nel caso di Appignano, i legumi si abbinano con il vino e con la tradizionale lavorazione delle ceramiche.
In questo senso Leguminaria è un’idea vincente: i legumi, il vino, l’artigianato artistico, nel loro insieme, diventano un richiamo per il turista colto e curioso che va alla ricerca di elementi unici ed esclusivi, ed hanno la capacità di esportare fuori dai confini provinciali l’immagine migliore del piccolo borgo.

Leguminaria e il percorso di ricerca e sperimentazione applicata

Con Leguminaria i legumi diventano una “opportunità da cogliere”, produzioni di qualità da reintrodurre nel mercato e nella gastronomia locale. La rassegna comprende, infatti, uno studio finanziato dalla Regione Marche per l'individuazione, il recupero ed il mantenimento in purezza degli ecotipi di fagiolo, cece e roveja originari di Appignano. Eccone, in una sintesi, le conclusioni.

Appignano potrà abbinare al suo territorio una produzione unica e di alta qualità di un particolare tipo di fagiolo. Si tratta di una varietà a taglia bassa, con granella color zolfo.
Per aspetti organolettici e nutrizionali, “Solfì” si colloca al primo posto di una ipotetica graduatoria delle diverse tipologie di fagiolo, perché è caratterizzato da una buccia sottilissima e da una bassissima concentrazione di fattori antinutrizionali che ne determinano una elevata digeribilità.
Con questo positivo risultato si conclude il percorso di ricerca e di sperimentazione applicata finalizzato a reintrodurre nell’areale di origine quelle biodiversità in grado di fornire un marcato contributo alla tipicizzazione del territorio.
La ricerca, finanziata dal servizio Internazionalizzazione, Cultura, Turismo e Commercio della Regione Marche e sviluppata in quattro anni dal dottor Valentino Ferrari, direttore del CRA-ORA Orticoltura di Monsampolo del Tronto (Ap), ha consentito anche di migliorare sensibilmente la produttività del cece denominato “Quercia” (Cicer arietinum) e della roveja (Pisum arvense), con un incremento dei margini economici per gli agricoltori.
Lo studio fa parte di un più ampio progetto regionale di recupero delle tipicità che si estende alla “fava” di Fratterosa (Pu), alla “cipolla” di Suasa (Pu), al “carciofo” di Montelupone (Mc), al “rafano” di Barchi (Pu) e alle “patate” del Montefeltro.

Ufficio stampa: Studio giornalistico Paternesi di Francesca Paternesi ufficiostampa@leguminaria.it