A Cipro è “guerra del formaggio” tra Halloumi e Hellim. Ad entrambi l’Ue ha concesso la Dop

Dopo il difficile accordo raggiunto fra le comunità greca e turca, la Commissione ha annunciato l’inserimento dell’Halloumi/Hellim fra i prodotti sotto tutela Ue.

La produzione e l’esportazione da Cipro di un formaggio chiamato halloumi sta sollevando questioni economiche e diplomatiche per l’Unione europea. L’halloumi, formaggio versatile e certificato. Non è solo formaggio. È un simbolo di divisione – e forse anche di speranza – in seno a quello che è probabilmente lo scontro geopolitico che dura da più tempo in Europa.

“L’halloumi è un prodotto molto speciale per noi ciprioti. A differenza di altri formaggi si può grigliare, lessare o friggere, e non si scioglie. Si può anche mangiare crudo e fresco con la frutta o come antipasto. L’halloumi per noi significa tradizione. Una tradizione vecchia di anni, anzi secoli”. E ora gli amanti dell’halloumi hanno una ragione per festeggiare: Bruxelles ha assegnato a questo formaggio il suo marchio di massima qualità alimentare: Dop, denominazione di origine protetta. A partire da ottobre, quando entrerà in vigore il regolamento, solo l’halloumi prodotto a Cipro potrà essere commercializzato all’estero sotto questo nome.

Il settore, che è il maggiore esportatore del paese, dà già lavoro a 20 mila persone. Le prospettive di mercato ora appaiono ancora più promettenti, come conferma Marios Konstantinou, amministratore delegato della fabbrica Charalambides Christis, che produce 10 mila tonnellate di halloumi all’anno: “Il marchio fornisce una protezione assoluta nell’area geografica in cui si applica la Dop, nel nostro caso l’Unione europea. Questo fatto di per sé ci dà le risorse per aumentare ulteriormente le esportazioni di halloumi verso gli stati membri dell’Unione europea, ma anche per crescere ulteriormente nel mondo”.

Al di là delle divisioni: dall’halloumi all’hellim


Ma il marchio qui ha lasciato anche un po’ di amaro in bocca. L’isola, divisa dal 1974 in seguito all’occupazione da parte della Turchia, ha infatti ricevuto una “doppia Dop”, che comprende l’halloumi ma anche l’hellim, il nome con cui è chiamato lo stesso formaggio nell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del nord, non riconosciuta dalla comunità internazionale.

Ora alcuni produttori di Cipro sud temono la concorrenza sleale da parte del nord, dove le materie prime e la manodopera costano meno e gli standard sanitari e igienici sono diversi da quelli dell’Unione europea. Ma il paese sostiene questo doppio marchio, afferma il funzionario del governo cipriota che ha guidato il processo di registrazione, Sokratis Sokratous: “Il mercato internazionale dell’halloumi ha un grande potenziale, e noi crediamo che sarà in grado di assorbire gli halloumi prodotti sia sul lato greco cipriota che su quello turco cipriota. Chiaramente ci sarà un periodo di transizione in cui vedremo come andranno le cose, il nostro ministero monitorerà questa transizione e, se i nostri produttori avranno bisogno di sostegno, naturalmente noi interverremo”.

Ma come la vedono dall’altro lato della Linea verde? Marchio Dop o no, i produttori turco ciprioti non possono comunque esportare direttamente nei mercati dell’Unione europea. Sono in corso trattative complesse per risolvere la situazione. I produttori di hellim qui accusano Cipro sud di temporeggiare.

La fabbrica del produttore turco cipriota Gülgün produce una ventina di prodotti lattiero-caseari, fra cui latte, panna, burro, gelato e circa 6,5 tonnellate di hellim al giorno, esportate principalmente in Turchia e nei paesi del Golfo. Il direttore dell’export, Ali Bayraktar, spera nell’Europa. Per lui “L’halloumi non appartiene al nord, al sud, all’est o all’ovest di Cipro. L’halloumi è un prodotto di Cipro. Veniva prodotto prima che ci fossero greci o turchi sull’isola. Non importa dove è prodotto sull’isola, l’halloumi è l’halloumi. Su questo lato siamo circa 50-60 mila persone a essere coinvolte nel business dell’halloumi. Quando cominceremo a esportare nell’Unione europea, questo avrà un doppio impatto: aumenterà il numero di posti di lavoro, e il reddito di questi lavoratori raddoppierà o triplicherà, perché il mercato europeo è un mercato con prezzi elevati”.

Le discussioni in corso con le autorità cipriote e l’Unione europea sono condotte dalla Camera di commercio turco cipriota, che rappresenta 4.500 società locali, il 25 per cento delle quali nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento. Il presidente, Turgay Deniz, dice di aver chiesto la comprensione dei loro potenziali partner commerciali: “Alla Camera di commercio crediamo che per completare l’intero processo abbiamo bisogno della piena cooperazione dell’Unione europea per istituire i giusti meccanismi di supervisione. Continuiamo a chiedere questa piena cooperazione per risolvere i problemi dei produttori turco ciprioti di hellim e aiutarli a mettersi in regola rispetto alle normative e agli standard comunitari riguardanti animali, sicurezza, igiene e salute pubblica”.

Pro e contro
Al di là delle questioni geopolitiche, la notizia del marchio è stata accolta con preoccupato scetticismo dagli allevatori ciprioti. La maggior parte dell’halloumi attualmente sul mercato è fabbricato all’80 per cento con latte di mucca. Ma entro il 2024 i produttori saranno obbligati a fabbricare il formaggio nell’antico modo tradizionale, con il 51 per cento di latte di pecora e capra.

Gli allevatori di bovini temono le ripercussioni e chiedono flessibilità. “L’halloumi Dop non ha nulla a che fare con la domanda attuale sul mercato – sostiene uno di loro, Andreas P. Kailas. – I clienti vogliono l’halloumi a fette, l’halloumi al peperoncino, l’hamburger di halloumi… Tutti questi prodotti non possono avere l’etichetta Dop. Il governo e l’Unione europea ci devono fornire gli strumenti per rendere Dop l’halloumi e adattarci alle richieste di mercato”.

Diverso il punto di vista dei commercianti, che vedono nel nuovo marchio una soluzione vincente sia per il loro business sia per i clienti, che avranno la certezza di acquistare un prodotto certificato di alta qualità. Per il negoziante Philippos Philippou, “L’halloumi è come un ambasciatore di Cipro. I turisti porteranno con sé un pezzo di halloumi e ricorderanno per sempre il sapore della nostra isola. L’halloumi resterà per loro uno dei ricordi più forti che i turisti porteranno con sé quando torneranno a casa”.

Per il ristoratore Marinos, l’halloumi può rappresentare un elemento unificatore: “Naturalmente l’halloumi di Cipro nord è diverso da quello di Cipro sud – ammette -, ma condividono anche alcune aspetti. E di certo le due comunità possono gustarlo nello stesso modo. Se può aiutare a costruire ponti tra le due comunità, allora è una buona notizia”.