A Bruxelles un edificio del Parlamento europeo avrà nome Papa Giovanni Paolo II?

Viene da un parlamentare polacco,Boguslaw Sonik, la proposta di intitolare a Papa Giovanni Paolo II uno dei due nuovi edifici del Parlamento europeo che si stanno realizzando a Bruxelles, accanto a quelli che portano il nome di Paul-Henri Spaak e Altiero Spinelli.
Un'iniziativa che rischia di aprire una polemica, simile a quella ancora non sopita scoppiata con la richiesta di inserire un richiamo alle radici giudaico-cristiane nel preambolo della Costituzione europea.
"Spaak e Spinelli hanno dedicato le loro vite alla creazione e alla democratizzazione dell'Unione europea, cosi' come Giovanni Paolo II ha dedicato la sua vita alla realizzazione degli obiettivi della Chiesa cattolica.
Si potrebbe credere che questo lavoro contribuisca in qualche modo all'integrazione europea, ma questa non era la sua prima intenzione", ha commentato Jon Worth, presidente dei Giovani federalisti europei, organizzazione che per prima ha reso pubblica e commentato l'iniziativa finora rimasta sotto silenzio.
Bonik, 50 anni, giurista, eletto nella lista Platforma obywatelska (Piattaforma civica), gruppo di destra moderata, ha scritto una lettera, il 6 aprile scorso, al presidente del Parlamento europeo Josep Borrell nella quale sostiene che la morte di Giovanni Paolo II "segna la fine di un'epoca non solo nella storia della chiesa cattolica ma anche nella storia dell'umanità".
A suo parere l'assemblea di Strasburgo dovrebbe quindi "partecipare all'omaggio dovuto a quest'uomo che durante tutto il suo pontificato ha contribuito in modo significativo alla pace, all'integrazione mondiale ed alla difesa dei diritti fondamentali di tutti gli esseri umani".
Per questi motivi il deputato polacco propone di onorarlo scrivendone il nome, "tra i padri fondatori dell'Europa'', intitolandogli la nuova ala del Parlamento europeo a Bruxelles".
"Non ci sono dubbi che il Papa sia stata una figura importante nella storia recente, ma le istituzioni dell'Ue debbono essere a servizio di tutti i cittadini europei, qualsiasi siano le loro credenze.
In questo momento, in cui ci sono tensioni culturali in Europa, dare il nome di una figura religiosa a una costruzione del Parlamento europeo sarebbe un segno profondamente negativo", ha aggiunto Worth.
Bonik e gli altri promotori dell'iniziativa hanno informato di aver ottenuto il sostegno di Hans-Peter Poettering, capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe), il maggiore dell'europarlamento, cui aderiscono gli eurodeputati polacchi di ''Piattaforma civica''. Interpellato Poettering ha detto di ''simpatizzare con l'idea''.
Drastica la risposta di Graham Watston, presidente del gruppo dei liberaldemocratici, il terzo per numero nell'assemblea di Strasburgo: ''Ho grande ammirazione e rispetto per quanto fatto da Giovanni Paolo II, ma il Parlamento europeo per tradizione ha sempre intitolato i suoi edifici a personaggi politici e non religiosi. Cosi' come non mi aspetto che il Vaticano intitoli qualche sua sala a Cavour o Garibaldi''.
I nuovi edifici del Parlamento europeo, per ora denominati D4 e D5, saranno pronti nel 2006. Ospiteranno sale riunioni ed uffici degli eurodeputati.
La proposta sara' portata nelle prossime settimane all'esame della conferenza dei capigruppo.
Fonte: Ansanews

Le figure storiche dell'Unione Europea, ai quali sono stati "dedicati" due edifici di Bruxelles :

Paul Henry Spaak:
È stato uno dei principali sostenitori dell’integrazione politica ed economica dell’Europa già a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.
Il Belgio, infatti, figura tra gli Stati firmatari del Trattato di Parigi del 1951, istitutivo della CECA.
Il suo ministro degli esteri, Paul Henry Spaak, è stato tra le personalità di maggior rilievo nel processo di integrazione europea; egli, infatti, ebbe l’incaricato di presiedere il Comitato di delegati governativi che aveva il compito di trasformare in strumenti concreti le idee scaturite dalla Conferenza di Messina del 1955. Fu così redatto il famoso Rapporto Spaak contenente la proposta, concretizzatasi con la firma dei Trattati di Roma del 1957, di istituire una Comunità economica europea (CEE) e una Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM).
Il Belgio, inoltre, assieme ai Paesi Bassi e al Lussemburgo, aveva già realizzato il 1° gennaio 1948, il BENELUX, una unione economica e doganale che ha giocato un ruolo essenziale nell’istituzione delle Comunità europee, alle quali è sopravvissuto pur perdendo gran parte del suo significato iniziale.
Dalla sua partecipazione alla Comunità europea, il Belgio ha tratto notevoli vantaggi; esso, infatti, è sempre stato tra i maggiori beneficiari degli aiuti comunitari nell’ambito della politica regionale, sociale e agricola, a causa delle difficoltà economiche e sociali di alcune sue regioni (come ad esempio quelle in prossimità del bacino carbonifero del sud).
A Bruxelles, inoltre, hanno sede gli uffici della Commissione europea, del Parlamento e del Consiglio dell’Unione, oltre a quelle della NATO e dell’UEO. Ciò ha provocato un benefico indotto occupazionale, a causa del gran numero di funzionari e corrispondenti–stampa che ormai risiedono stabilmente in questo paese.
Il Belgio, infine, rientra tra gli 11 paesi che hanno soddisfatto i criteri di convergenza stabiliti dal Trattato di Maastricht, potendo adottare, in tal modo, l’euro sin dal 1° gennaio 1999.

Altiero Spinelli:

Altiero Spinelli (1907-1986) è stato un uomo di grande statura morale e un grande politico.
Giovanissimo, ha sviluppato una chiara visione del futuro e per essa ha combattuto tutta la vita.
Nato a Roma nel 1907, Spinelli viene iniziato alla politica dal padre, socialista.
Appena diciassettenne, nel 1924, aderisce alla sezione giovanile del Partito Comunista e partecipa alla lotta clandestina. Gramsci, come menzionato nelle memorie di Camilla Ravera, si fida di lui e ne parla come di un giovane «serio maturo e prudentissimo».
Il prudentissimo Spinelli viene però arrestato nel 1927 a Milano. Non ancora ventenne, è condannato dal Tribunale Speciale a 16 anni e 8 mesi. Ne sconta dieci, di cui sei a Civitavecchia, dove entra in contatto con personaggi di spicco dell’antifascismo, quali Umberto Terracini e Leo Valiani. Scarcerato nel 1937, viene arbitrariamente mandato al confino sull’isola di Ventotene per altri 6 anni.
In carcere, Spinelli passa il tempo studiando: scienze, le lingue, storia e filosofia. Approfondendo le opere di Kant e Hegel, matura un certo distacco dalle tesi del Partito Comunista, cosa che lo farà espellere dal Partito nel 1937 per critiche nei confronti di Stalin. Al confino studia anche le opere dei federalisti inglesi del XVIII secolo e quelle di Lord Lothian e di Lionel Robbins, approfittando del fitto scambio di libri tra Ernesto Rossi, anch’egli al confino, e Luigi Einaudi.
Con Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann (sua futura moglie) redigerà nel ’41 il Manifesto per un'Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene, il documento che mette le basi del Movimento Federalista Europeo.
Il Manifesto, risultato di un ampio dibattito durato alcuni mesi, al quale partecipa un gruppetto di confinati che Spinelli, nel suo Diario1, ricorda essere Dino Roberto, Enrico Giussani, Giorgio Braccialarghe e Arturo Buleghin, ha il pregio di tradurre le idee di grandi pensatori del passato e della contemporaneità in un programma politico di ampio respiro.
Le conclusioni tratte da Spinelli, Rossi e Colorni sono che per contrastare le tendenze dittatoriali ed espansionistiche dei singoli stati nazionali, è urgente creare un solido stato internazionale che si sostituisca ad essi in materie quali la moneta, la politica estera ed economica e la difesa; che la battaglia politica per la creazione di tale struttura creerà una frattura tra le forze politiche nazionali, che si divideranno tra reazionarie, ovvero schierate nella difesa dello status quo, e innovative, ovvero quelle che aderiranno al progetto; che è necessario mettersi in contatto con gruppi che siano giunti alle medesime conclusioni in altri Paesi europei al fine di estendere l’organizzazione del movimento su scala internazionale.
Con la caduta di Mussolini, nell’agosto del 1943, Altiero Spinelli viene liberato. Parte per Milano, dove a fine agosto fonda il Movimento Federalista Europeo, di cui sarà segretario sino al 1962. I fondatori, oltre a Spinelli e Ernesto Rossi, sono Giorgio Braccialarghe, Arturo Buleghin, Enrico Giussani, Ursula Hirschmann, Dino Roberto, Ada Rossi, Arialdo Banfi, Ludovico Belgioioso, Alberto Mortara, Mario e Rita Rollier, Manlio Rossi Doria, Fiorella e Gigliola Spinelli, Leone Ginsburg, Guglielmo Jervis, Franco Venturi, Cerilo Spinelli, Guglielmo e Luisa Usellini, Vindice Cavallera, Vittorio Foa, Giangio Banfi, Lisli Carini Basso, Ugo Cristoforetti, Alberto Damiani, Giovani Gallo Granchielli, don Ernesto Gilardi, Elena Moncalvi Banfi, Guido Morpurgo Tagliabue e Bruno Quarti.
Qualche giorno dopo, parte con la moglie per la Svizzera, dove raggiunge Ernesto Rossi, conosce Adriano Olivetti, ricuce rapporti con altri esuli o confinati e mette le basi per l’internazionalizzazione del Movimento.
Nel ’44, grazie all’appoggio di Jean-Marie Soutou, rappresentante della France Libre, che vince la diffidenza nei confronti degli italiani da parte della resistenza provenzale, il neonato CFFE (Comitato Francese per la Federazione Europea) aderisce alle tesi del Manifesto di Ventotene, prima tra tutte quella che definisce prioritaria l’istituzione di una federazione europea per il ritorno del continente alla democrazia. Nel frattempo, i coniugi Spinelli non interrompono i contatti con il Comitato di Liberazione in Italia, coordinando la stampa di riviste e libri.
Nell’aprile del ‘44, Spinelli parte per Parigi dove parteciperà ad una storica riunione in cui fonderà, assieme a politici e intellettuali inglesi (tra cui William Beveridge e George Orwell), francesi (Vincent Auriol, André Philip, Henri Frenay, Albert Camus), tedeschi e svizzeri, il Comitato Internazionale per la Federazione Europea.
Nel 1946, assieme a Ernesto Rossi lascia il Movimento Federalista Europeo (nel quale rientrerà e che lascerà più volte nel corso della vita, ogni volta che pensava di poter essere più utile altrove).
Subito dopo la guerra si pone il problema di come organizzare le forze europeiste all’interno del dibattito politico. Spinelli decide che il Movimento federalista non diverrà né semplicemente un centro studi né un partito politico, che si sarebbe arenato nella competizione con altri partiti su questioni meramente nazionali, ma che la vera forza dell’ideale europeista sta nella trasversalità. «Saremmo dunque stati un movimento che avrebbe chiamato a raccolta chiunque si volesse battere per la federazione, e perciò aperto a membri dei vari partiti antifascisti che si andavano formando, ma deciso a restare autonomo rispetto ad essi».2
Membro del Congresso di Montreaux e dell’Aia, Spinelli rimane un battitore libero nei confronti della politica classica.
Il suo ruolo è però spesso determinante, come per la genesi del progetto della Comunità europea di difesa (Ced) del ‘54: un vero e proprio esercito europeo che presupponeva la nascita di un potere politico soprannazionale, in cui propose che l’assemblea ricevesse un mandato per l’elaborazione di uno statuto della comunità politica europea. Siamo a un passo dall’Europa unita, ma la Francia decide di non ratificare il progetto, e si riparte da zero.
Spinelli non si dà per vinto. Nel ’57 è a Torino, e il discorso che pronuncia al Congresso del popolo europeo contiene il nocciolo del suo pensiero: gli stati europei devono rinunciare a parte della loro sovranità; e il popolo europeo deve partecipare alla definizione di una costituzione che inquadri le forme e le responsabilità di una nuova forma di governo sovranazionale.
In Italia, Spinelli partecipa attivamente alla vita politica, divenendo consigliere del socialista Pietro Nenni, più volte presidente del Consiglio. Dal 1976 al 1983 è deputato della sinistra alla Camera.
Sulla scena europea, è membro della Commissione della Comunità europea dal 1970 al 1976, per la quale si occupa di politica industriale e ricerca. È inoltre deputato del Parlamento europeo dal 1976 al 1986.
È grazie alle sue pressioni e quelle di un ristretto gruppo di parlamentari di Strasburgo che il Parlamento europeo incarica una nuova commissione di elaborare una riforma istituzionale della Comunità. La commissione, presieduta da Spinelli, produce il trattato dell’Unione che sarà adottato il 14 febbraio 1984 dal Parlamento europeo con 237 voti favorevoli e 31 contrari. Il trattato rafforza i poteri del Parlamento europeo in materia finanziaria e legislativa e subordina ad esso la Commissione europea della quale approva il programma politico. Inoltre, il trattato prevede due novità: il principio di sussidiarietà e conciliazione per quanto riguarda la discussione di strategie concorrenti nella cooperazione intergovernativa e l’integrazione comunitaria.
Nonostante quest’ultima parte non sia stata presa in considerazione dal Consiglio delle comunità, sarà la solida base per il rilancio europeo che culminerà con la creazione dell’Unione europea a Maastricht nel 1992.
Nel suo discorso al Parlamento europeo il 14 febbraio, Spinelli dice: «Giunto alla fine di un capitolo e all'inizio di un nuovo capitolo che probabilmente sarà portato a termine da altri, e riflettendo sul lavoro che ho cercato di fare qui, devo dire che, se le idee contenute in questo testo e nella risoluzione non fossero esistite nella mente della grande maggioranza di questo Parlamento, non sarei mai riuscito a mettervele. Mi sono limitato ad esercitare, come Socrate, l'arte della maieutica. Sono stato l'ostetrica che ha aiutato il Parlamento a dare alla luce questo bambino. Adesso bisogna farlo vivere».3

1) Camilla Ravera, Diario di trent'anni, 1913-1943, Roma, Editori Riuniti, 1973
2) Altiero Spinelli, Come ho tentato di diventare saggio – La goccia e la roccia, 1987
3) Altiero Spinelli, Discorso al Parlamento europeo, 14 febbraio 1984

Fonte: "Italialibri.net"