8 marzo: 100 anni di lotte per la parità

La giornata internazionale della donna, o festa della donna, si celebra dal 1911.
Quest'anno ricorre dunque il centenario e può essere l'occasione buona per stilare qualche bilancio. Per farlo, possiamo prendere due estremi, un ambito nel quale l'Italia eccelle ed uno dove invece siamo gli ultimi:

l'Italia eccelle nel divario di retribuzione tra donne e uomini; col 4,9 per cento di differenza media di salario tra maschi e femmine, infatti, siamo il paese europeo dove tale differenza è minore;
siamo invece ultimi in Europa (dopo Malta) come tasso di occupazione femminile, col 47 per cento, cioè da noi la maggioranza delle donne fanno le casalinghe, mentre negli altri paesi la maggioranza lavora.
Del primato della donna casalinga hanno fatto le spese soprattutto le donne più anziane, che hanno potuto studiare meno dei loro compagni, come emerge molto chiaramente dal nostro report "La vita moderna della donna anziana". Per le giovani, che si laureano più dei maschi, le cose staranno diversamente.

E sul tema c'è anche un disegno di legge in parlamento. A tal proposito, Liliana Ocmin, Segretario confederale della Cisl, ha detto che "sarebbe formidabile festeggiare l'8 marzo con una discussione serena e di convergenza finalizzata all'approvazione dell'importante disegno di legge sulla parità nelle società quotate, tenendo conto che questo risultato, già sperimentato con successo in Europa, deve raggiungersi con gradualità e flessibilità. Se vogliamo essere credibili, dobbiamo tutti sostenere con forza che le posizioni di comando, nell'interesse reale del Paese, vanno occupate per merito e competenza, discorso che vale sia per gli uomini che per le donne. Un 8 marzo 'diverso' ci sarà solo se le donne avranno un ruolo più qualificante nella politica, nel sociale e nell'economia, diversamente resteremo tutte chiuse nella logica della ricorrenza, in riti stanchi che tolgono significato a ciò che la festa realmente rappresenta.

Fonte: Intrage.it